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martedì 15 agosto 2017


Napoli, 15/08/2017

il primo ministro ungherese Viktor Orban

 Qualche giorno fa, ho avuto la ventura di ricevere da un amico il “regalo” di sapere del disorso pronunciato dal premier ungherese Viktor Orban, il quale ha ingaggiato un confronto a distanza con lo speculatore “satanico” George Soros, lo sporco finanziere che con il suo Quantum Fund è dietro a tutte le più vergognose operazioni di eversione in ogni parte del mondo. Ovviamente “pro domo” Israele ed il suo sogno perverso di Erez Israel (il grande Israele, senza confini e senza limitazioni da parte di qualunque organismo internazionale) attuato attraverso il progetto di Nuovo Ordine Mondiale che prevede prima lo spargimento di poverstà, caos, distruzione, carestia, morte in ogni angolo dellaTerra.

Tra l’altro un amico che, purtroppo, non ha molto coraggio e che mi proprone cose squallide come “Attuare la Costituzione” invece di cambiarla radicalmente (come hanno fatto alcuni anni fa in Ungheria) del decotto magistrato costituzionale Paolo Maddalena (che si poteve svegliare un po’ prima di entrare nella sua condizione di “dorata” pensione), oggi mi ha deliziato con il sogno di un altro individuo buono solo per i pavidi come Pietro Di Paolo il quale ha scritto un libro “Come uscire dalla crisi senza violare i trattati europei”. Immagino se sia possibile restare col collo in un capestro mentre uno che non ti vuole bene tiene il capo della corda

Tutto ciò mi fa quasi vomitare,,,

Meno male che si sono popoli come quello ungherese e personaggi come Orban che hanno capito a che servono veramente i trattati e non lo mandano a dire, anzi fanno delle riforme che alleggeriscono le tasse al popolo (non alle banche od alle multinazionali).

E sono anche vincenti… vedi link



giovedì 30 aprile 2015


Napoli, 30/04/2015


È almeno da quando il compianto Alberto B. Mariantoni lanciò il Proclama Italia (Fuori l’Italia dalla NATO e fuori la NATO dall’Italia e dall’Europa) reperibile sul link:


in cui si denunciava la presenza oppressiva nella penisola italica di ben 113 basi USA-NATO su 900 in tutto il mondo (solo la Germania ne ha di più, 119) che mi sto rendendo conto di come gli italiani siano condizionati,  privati della propria sovranità, libertà, indipendenza, insomma della propria anima socio-politica profonda, della democrazia con cui si riempiono la bocca (ed anche le tasche!) tanti demagoghi bugiardi, vigliacchi e traditori.

Se volete sapere dove si trovano questi CENTRI di OCCUPAZIONE MILITARE, c’è un sito che lo ha pubblicato alcun tempo fa (anche se non so quanto sia aggiornato)  


Ma ora, grazie a Pandora TV (impareggiabilmente condotta da Giulietto Chiesa e dal suo ottimo gruppo di lavoro) sono venuto a sapere che il COSTO GIORNALIERO per la sola Italia, di tutte queste basi è circa 72 MILIONI di EURO (che quivale ad un peso annuo per le NOSTRE tasche di quasi 26 MILIARDI e 280 MILIONI di EURO). Vedi link:   


Non solo, il fantoccio americanofilo Mattew Renzie vuol portare tale spesa a 100 MILIONI al GIORNO che equivarrà a 36 MILIARDI e 600 MILIONI di euro all’anno: che cosa ne pensano i soloni moralisti di tutti gli schieramenti di questo SPRECO che serve solo a finanziare la GUERRA per PROCURA degli USA al RESTO del MONDO? 
Un qualcosa che non potrà far altro che aumentare il già stratosferico, per quanto falso e detestabile, DEBITO PUBBLICO, sottraendo, tra l’altro, preziose risorse necessarie per la vita quotidiana degli italiani,  costringendoli a pagare tasse ancora maggiori quelle insopportabilmente alte che già pagano…

Gesù scaccia gli usurai dal tempio



Potremmo andare vicino alle basi ed alle ambasciate statunitensi con cartelli dl tipo:

NO NATO, NO WAR!
YANKEES GO HOME, and DO NOT FORGET YOUR NUKES!

(Traduzione: Non vogliamo la NATO, Non vogliamo la GUERRA!
Americani, tornatevene a casa e  non dimenticate i vostri ordigni nucleari!)


 USA, storia di sangue, violenza e guerra
martedì 2 ottobre 2012

Napoli, 02/10/2012

Savino Frigiola
Ho avuto il piacere e l'onore di conoscerlo.
Una persona semplice, col suo simpatico accento romagnolo, combattiva, umile, mai prepotente anche quando ci sgridava paternamente per le nostre ingenuità, riconoscente per la nostra passione, sinceramente dispiaciuto per le nostre sconfitte, con lieve sorriso compiaciuto per le nostre piccole vittorie.
Quando è stato il caso è venuto da noi, a Roma, a Napoli ovunque fosse necessario, a dare il suo contributo, il consiglio, l'approvazione o meno, sempre con l'obiettivo di aiutarci vicendevolmente.
Ci mancherai, molto, piccolo grande uomo, gigante tra i nani che spadroneggiano nel mondo. Posso solo prometterti che saliremo sulle tue spalle per poter vedere olre i nostri angusti confini e porteremo il testimone che ci hai lasciato, fino al nostro ultimo respiro, come ci hai insegnato.
AlexFocus


Segue ringraziamento da parte di Giuseppe Turrisi, un altro componente di Accademia della Libertà:

Grazie, Savino Frigiola, per la tua battaglia e per la tua perseveranza
Giacinto Auriti
Ci ha lasciato un uomo e per quanto mi riguarda un maestro. Ricordo con affetto le lunghe telefonate a parlare di economia immaginando una Italia libera dagli usurai. Una di quelle persone che non ti fanno giri di parole per imbambolarti ma chiamano le cose con il loro nome e ti dicono le cose cosi come stanno. Una delle poche persone che si incontrano sempre di meno. Aveva conosciuto Giacinto Auriti e fu prima suo discepolo e poi suo collaboratore in quella che fu (ed è) la battaglia contro la più grande truffa dell'umanità derivante dalla emissione monetaria a debito da parte di banchieri privati. Certamente una figura di spicco tra i vari collaboratori più stretti del professor Giacinto Auriti e certamente uno dei più determinati nel portare avanti la battaglia incominciata all'epoca del corso Post Lauream di "Perfezionamento in studi Giuridici e Monetari", un corso unico al mondo istituito dall'università d'Abruzzo. Lo ha caratterizzato una passione per l'economia ma sopratutto per quella economia fatta da uno "Stato sociale", prima che cadesse nelle mani dei neoliberisti e degli usurai dove si costruivano ponti, città, ferrovie, case popolari, imprese di stato, ecc. senza indebitare i cittadini di un solo centesimo; ciò si poteva fare perché c'era più etica, più onore, ma sopratutto c'era la sovranità monetaria e uomini di stato capaci di comprendere cosa significasse "avere la sovranità monetaria".
Ha scritto libri di economia come:

·        "La Fabbrica del debito, dell'usura e della disoccupazione", ed. Pragamteia Rimini 1997,
·        Alta finanza e miseria: l’usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli”, ed. Controcorrente 2008, questo libro è molto particolare, oltre che per la chiarezza, per i suoi innumerevoli allegati tra cui la storia dell' "Isola dei naufraghi", la visura camerale della Banca d'Italia nel registro della CCIAA di Verona al n. 9554 del 1931 e molti altri.

Sulla rete si trovano facilmente i suoi articoli ed i video delle sue conferenze (in calce a queste poche righe).

Chiudo riportando due stralci di articoli dove con estrema chiarezza sintetizza la situazione attuale.

" L’attuale violenta crisi economica ha scosso l’intera Nazione. Pesa una grande responsabilità di tutto l’apparato politico verso la totalità dei cittadini inasprita dalla sensazione diffusa che né la maggioranza né l’opposizione dispongano delle necessarie risorse culturali e della reale volontà per traghettare la Nazione fuori dalle secche economiche. Tutti ormai riconoscono che la crisi è stata generata dagli apparati bancari e monetari guidati dai privati che agiscono nella più assoluta autonomia, svincolati da qualsiasi controllo politico. Il signoraggio primario e secondario indebitamente incamerato dai banchieri all'atto dell’emissione monetaria, aggravato dagli interessi passivi stabiliti autonomamente da costoro sul debito pubblico e privato, che proprio l’attuale attività monetaria ha generato, determina la più impressionante e macroscopica speculazione mai concepita da esseri umani. Di fronte a questa situazione, l’impaccio della politica è di tutta evidenza: l’esecutivo non dispone di sufficienti risorse per far fronte alle esigenze sociali e di mercato, l’opposizione reclama a gran voce maggiori impegni di spesa, ma non indica come e dove reperire le necessarie coperture finanziarie. Occorre rapidamente ripristinare il corretto rapporto di fiducia tra l’elettorato e la classe politica, pesantemente compromesso dalla constatazione che mentre si è costretti a lesinare risorse per il sostegno dell’economia, dell’occupazione, della scuola, della ricerca e del sociale, si continua a corrispondere ai banchieri somme ingentissime reperite con l’alta tassazione e con l’incremento del debito pubblico. Poiché non s’intravede la soluzione a questo stato di cose, perdurando le cause, è assolutamente indispensabile interrompere questo perverso meccanismo e ritornare all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato, come da centennale esperienza già felicemente compiuta."

"Lo Stato italiano ha battuto moneta in prima persona e monetizzato il proprio territorio dal 1874 al 1975. Ciò ha consentito, subito dopo l’unità d’Italia di realizzare tutte le infrastrutture necessarie ad un nuovo stato, compreso i famosi palazzi e quartieri “umbertini”, ancora esistenti, senza imporre tasse e senza indebitarsi. Successivamente utilizzando sempre la moneta emessa da parte dello Stato si sono costruite le opere dell’Italia moderna: strade, autostrade, ponti, ferrovie, porti, aeroporti, centrali elettriche, ospedali, sanatori, colonie, le grandi bonifiche, intere città, i grandi complessi industriali, gli Istituti Assistenziali, le scuole, le università, tutte contraddistinte dalle inconfondibili linee architettoniche ispirate dal Piacentini. Anche tutte queste opere furono realizzate senza aumentare le tasse ai cittadini e senza aumentare il debito pubblico che anzi, sino al 1940 era rimasto stabile al 20 % (tra i più bassi della storia d’Italia) per passare al 25% nel 1945 a guerre finita. Successivamente si continuò a battere moneta da parte dello Stato, gli introiti così incamerati hanno contribuito in maniera significativa alla ricostruzione del territorio nazionale devastato dall'invasione nemica (all’inizio degli anni 70 il debito pubblico era sceso al 20 %)."

Grazie Savino
di Giuseppe Turrisi

lunedì 31 ottobre 2011
Napoli, 31/10/2011

Oggi ho letto, sul periodico on-line “La Nuova Energia” un fantastico articolo della sociologa Antonella Randazzo che mena botte (culturali) da orbi a chiunque lo meriti, ma non è cieca anzi ci “vede” benissimo, va oltre la vulgata corrente e mostra il vero nemico della società, anzi, di tutto il mondo, pertanto rimbalzo il suo scritto sulla finta crisi e sui veri sforzi che ci chiede la finanza malata, avida e drogata per “ripulire” i suoi pasticci.
AlexFocus


Molti credono che la situazione di “crisi finanziaria” sia una caratteristica dei nostri tempi. In realtà, il sistema finanziario che crea questo genere di “crisi” esiste da diversi secoli, e ha già presentato varie volte situazioni analoghe, facendo fallire molte imprese e banche, e riducendo sul lastrico milioni di persone.
Il problema non riguarda di certo la novità della situazione, ma il grado di consapevolezza che le persone dovrebbero acquisire per attuare i cambiamenti necessari ad escludere in futuro situazioni simili.

Già nel periodo 1837-1839, scriveva il filosofo Carlo Cattaneo:


Abbiamo già fatto cenno della clandestina sottrazione di fondi della banca di Amsterdam. La quale, però, potrebbe anche chiamarsi una birbata onesta e leale, se si paragona agli abusi scoperti in molte banche americane… Sono i molti abusi di questa enorme e quasi incredibile natura che in soli 19 anni (dal 1811 al 1830) fecero fallire negli Stati Uniti nientemeno di 165 banche e prepararono poi in gran parte quel generale fallimento di cui abbiamo sperimentato la lontana ripercussione… Nel corso dell’inverno (del 1839) alcune imprese anonime sono cadute… Qual è l’impresa che diviene impossibile per le Società Anonime? Esse col giro delle azioni vanno ad attingere il denaro fino all’ultimo angolo del globo.
Esse hanno cancellato ogni bisogno di nazionalità del capitale circolante.”[1]

1 Cit. Vitale Marco, America punto e a capo, Libri Scheiwiller, Milano 2002, p. 92.

Diversi autori considerano il XVII secolo l’epoca in cui iniziarono le prime “birbate” finanziarie. Gli eventi di Borsa sono stati utilizzati per incrementare il senso di insicurezza e di pericolo imminente, oltreché per far fallire banche e imprese, in modo tale che i gruppi più grossi potessero
rilevarle, eliminando così la concorrenza.
E’ chiaro che i crolli di Borsa producono altro impoverimento, determinando fallimenti, perdite e disoccupazione. Ma negli ultimi tempi questi crolli sono stati utilizzati spesso come spauracchio per imporre riforme e pagamenti. Il denaro estorto attraverso il “debito pubblico” finisce nelle tasche dei banchieri e dei loro compari. Basti pensare che negli ultimi anni è nata la cosiddetta "aristocrazia industriale", costituita dai Chief Executive Officer (CEO). Si tratta di persone che ottengono notevoli vantaggi anche in caso di disastri finanziari. La rivista Fortune, in collaborazione con Thomson Financial e con l'Università di Chicago, ha documentato che nel periodo 1999-2002 i dirigenti di 1'035 imprese, con un fatturato superiore ai 400 milioni di dollari, hanno intascato 66 miliardi di dollari attraverso le stock option, mentre le loro imprese perdevano in
Borsa il 75% del valore.

Questi alti dirigenti vendevano le stock option prima che le loro aziende crollassero. In altre parole, perdevano soltanto gli investitori, mentre i dirigenti guadagnavano in ogni caso. Questo significa che il sistema privilegia chi lo sostiene e danneggia chi non lo comprende e si illude che possa essere diverso da ciò che è. Non sono molte le persone che comprendono che, alla base di questo assetto, c’è la criminalità finanziaria delle banche che, nel tempo, hanno assunto un potere che sovrasta quello dei popoli.
Alla fine dell'Ottocento si affermò in Germania il modello finanziario detto della “banca mista”. Si trattava di banche che investivano nelle industrie, fino ad avere il controllo azionario delle imprese. Nei consigli di amministrazione delle società industriali sedevano i banchieri, che in alcuni casi davano incarichi ad altre persone, che agivano come burattini.
Tale modello si diffonderà in tutto l'Occidente, favorendo il gruppo ristretto di famiglie di imprenditori / banchieri che si erano arricchite a partire dal XVII secolo.

Alla fine del XX secolo si ebbero numerose fusioni, che aggirarono le misure antitrust (come lo Sherman Act) rendendo inutili gli accordi commerciali fra imprese. Ad esempio, la Standard Oil Company si sciolse e nacque, dalla fusione di 20 società, la Standard Oil del New Jersey.
Nel periodo tra il 1898 e il 1902, si ebbero ben 2'600 fusioni, e negli Stati Uniti lo 0,5% delle società giunse a possedere il 15% del capitale. Il gruppo di imprenditori / banchieri europei e statunitensi accresceva così il proprio potere e acquisiva, grazie al controllo sulla politica dei partiti, il potere di imporre le regole in ambito lavorativo, finanziario ed economico.
Le fusioni rappresentano dunque un modo per accrescere il proprio potere e per dettare le regole senza avere alcun limite da parte della società e della politica.

Oggi la quantità di denaro da mettere in circolazione viene decisa dalle banche, e dal denaro messo in circolazione dipende lo sviluppo economico di un Paese. Le banche possono alzare o abbassare il tasso di sconto, e così favorire o impedire i prestiti. I banchieri sono guidati da logiche di potere
e di profitto, e in presenza di “crisi” agiscono come usurai, pronti ad approfittare della debolezza dell’imprenditore o del comune cittadino per spillare altro denaro.
A tutto questo si deve aggiungere l’intento dei banchieri-truffatori di fare nuove guerre per avere altri profitti e per impedire il crollo definitivo di un'economia basata sul debito. Essi hanno trasformato l'economia in un sistema assurdo e irreale, in cui le speculazioni permettono
l'accumulazione di denaro, che non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato prodotto dal lavoro.

L'élite dominante ha cancellato il valore del lavoro e ha distrutto ogni riferimento economico e finanziario reale, per poter esercitare senza limiti un potere basato sull'usura e sul crimine.
Questo sistema è nato da diversi secoli, e per questo ha elaborato anche una serie di inganni per impedire alle persone di comprenderlo. Ad esempio, ha fatto credere che l’economia è una scienza, e che gli eventi di Borsa possono essere “casuali”.
Il sistema borsistico è nato diversi secoli fa. A metà del XVI secolo, nel palazzo della famiglia Van Der Bourse, in una piccola località chiamata Bruges (Belgio), si riunivano periodicamente banchieri e mercanti, al fine di condurre i loro affari. Dal nome di questa famiglia derivò il termine “Borsa”.
Nel 1600, la regina Elisabetta I d'Inghilterra emise un documento a favore di un gruppo di mercanti londinesi capeggiati da Thomas Smith, che crearono la Compagnia Inglese delle Indie.

 Nello stesso periodo si formarono le prime società anonime e le prime banche, che dettero vita
alle prime Borse, ovvero luoghi in cui avveniva la transazione di valori. La prima Borsa italiana fu quella di Venezia, creata nel 1600.
Il mercato dei titoli azionari a Londra si sviluppò a partire dal 1600, e da quell'epoca i mercanti si riunivano in un luogo chiamato “Jonathan's coffe”, per stabilire i prezzi dei titoli.
Già all'epoca, le informazioni venivano manipolate e fioccavano truffe e inganni.


Scriveva lo scrittore Daniel Defoe delle nuove professioni di intermediario e agente di cambio:

Un'attività fondata sulla frode, nata dall'inganno, e nutrita con trucchi, imbrogli, moine, contraffazioni, falsità e ogni sorta di illusioni; coniando false notizie, questo va bene, questo va male; bisbigliando paura, spavento, speranze, aspettative immaginarie, e poi scrivendo alle spalle delle debolezze di quelli di cui si sono lavorate le fantasie, quelli che si sono fatti esaltare o deprimere”.[2]

2 Defoe Daniel, The Anatomy of Exchange Alley, London 1719, pp. 3-4.

Sia la Banca d'Inghilterra che la Compagnia delle Indie Orientali erano entità non soltanto economiche ma anche politiche, in quanto il gruppo di persone che le controllava poteva gestire anche il potere politico. La sede del mercato finanziario e del potere politico era (ed è) Londra, in cui si trovava Exchange Alley, il luogo principale di incontro. Le informazioni circolavano in modo formale e informale, e già all'epoca c'erano persone che seminavano confusione, paura o rendevano incomprensibile la situazione della Borsa.
 La Borsa, ieri come oggi, rappresenta un luogo di truffa e inganno, che ha come obiettivo l’usurpazione di denaro e il controllo dell’economia. Scrive la studiosa Anne L. Murphy:

La natura stessa della finanza nel tardo XVII secolo rendeva difficile agli investitori muoversi sulla piazza. Quando intermediari e agenti di cambio si incontravano il risultato era rumore e confusione... a volte l'arrivo improvviso di una notizia inaspettata poteva far mutare rapidamente i prezzi... Il linguaggio del mercato andava ad accrescere il senso di confusione. Broker e stock-jobber parlavano una lingua nuova e complessa, si servivano di soprannomi per designare titoli e di simboli stenografici per descrivere le attività... per Defoe il linguaggio del mercato non era semplicemente confuso, bensì pensato appositamente per perpetrare la frode ai danni dei cittadini comuni... Molte società lavoravano nella cultura del segreto. In questo senso spiccava la  Compagnia delle Indie Orientali... si insisteva affinché gli amministratori mantenessero segreti i dettagli dei loro incontri... Anche quando le compagnie pubblicavano le informazioni non era detto che queste fossero attendibili... Anche John Houghton [sacerdote certosino, uno dei tanti martiri cattolici che morirono durante le persecuzioni da parte dei re della “Perfida Albione”, a partire da Enrico VIII ed a seguire dai suoi successori Edoardo VI (1547-1553), la terribile Elisabetta I, la ‘regina vergine’ († 1603), Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell, Carlo II Stuart.) e che subirono prima della morte, indicibili sofferenze, con interrogatori estenuanti, carcere duro, torture raffinate come 
 

l’eculeo” (una croce mobile, alle cui estremità venivano assicurati polsi e caviglie, per divaricare le gambe e le braccia fino a squartarle dal tronco), 




 
la “figlia della Scavinger” (detta anche “cicogna di storpiatura” una greppia metallica in cui collo, mani e piedi erano stretti in una morsa tale che i crampi prendevano, dopo pochi minuti, tutta la muscolatura, poi le giunture erano tutte doloranti e persino il sangue fuoriusciva da orecchie e naso), 


 i “guanti di ferro” (Venivano legati ai polsi del prigioniero dei guanti di ferro che, tramite una vite, venivano gradualmente stretti. Il prigioniero poi veniva fatto salire su dei blocchi di legno e incatenato al soffitto tramite questi "guanti"; rilasciato il supporto di legno, tutto il suo peso gravava sui polsi e i guanti penetravano in profondità la carne gonfiando le braccia) e dove alla fine li attendeva una morte orribile; infatti essi venivano tutti impiccati, ma qualche attimo prima del soffocamento venivano liberati dal cappio e ancora semicoscienti venivano sventrati. Dopo di ciò con una bestialità che superava ogni limite umano, i loro corpi venivano squartati ed i poveri tronconi cosparsi di pece, erano appesi alle porte e nelle zone principali della città. Da wiki, n.d.A.] sosteneva che i prezzi dei titoli molto spesso reagivano ‘secondo le speranze o le paure’, suggerendo che nella prima età moderna gli investitori avessero una forte consapevolezza che la psicologia del mercato era un aspetto importante al momento di prendere decisioni sui propri investimenti... La psicologia del mercato veniva anche tenuta da conto da chi cercava di sfruttare le speranze e le paure degli investitori diffondendo false informazioni... Tuttavia gli investitori erano anche costretti a mettere in dubbio la veridicità delle informazioni ufficiali... Gli investitori si trovavano di fronte diverse barriere che impedivano di ottenere un'informazione completa sulle prospettive di azioni e obbligazioni”.[3]

3 Murphy Anne L., "Informazione e investimenti a Londra alla fine del XVII secolo", Quaderni Storici, n. 124, 1/2007, aprile 2007.

Il potere di alcuni di manipolare le informazioni, di nascondere dati o di far circolare false notizie, veniva utilizzato per truffare, come nel caso della Estcourt's Lead Mine, una società che permise ai suoi amministratori, attraverso l'uso di notizie false o incomplete, di avere ingenti profitti a
danno degli investitori. Stando a fonti dell'epoca, erano diverse le società fondate proprio per lucrare a danno di “uomini ignoranti, trascinati da voci sollevate con l'inganno e diffuse ad arte a proposito dell'ottimo stato dei loro titoli”.[4]

4 Journals of the House of Commons, vol. XI, p. 595, in Murphy Anne L., op. cit.

Le società che controllano la Borsa sono a loro volta controllate dai banchieri, che si curano di non essere soggetti ad alcuna regolamentazione nel gestire il mercato azionario, ma di creare essi stessi le regole a cui tutti gli altri devono sottostare.
Molti credono che non sia possibile che poche persone abbiano mantenuto un potere antidemocratico secolare, poiché la vita umana ha una durata esigua. La verità è che il vecchio sistema finanziario basato sul debito e sulla manipolazione della Borsa è stato tenuto in vita dalle famiglie che lo hanno creato, e deve la sua lunga vita soprattutto alla mancata comprensione da parte della stragrande maggioranza dei sudditi.

Ad oggi, nell’era di Internet, si può dire che la maggior parte delle persone non ha ancora compreso l’attuale sistema finanziario, anche se, di giorno in giorno, sono sempre più le persone che iniziano a capire.
Cosa aggiungono i nostri giorni ai fatti secolari?
Innanzitutto occorre ricordare che i popoli ripetono gli eventi di cui non diventano consapevoli. Finché crederanno necessario (o immodificabile) un sistema iniquo e autoritario, - che impone tasse per continuare ad esistere e produce disuguaglianza, disoccupazione, guerra e crimini - ,
questo sistema esisterà.

Molti italiani credono di vivere in una “democrazia”, nonostante sia stata divulgata la lettera del “Consiglio direttivo della Banca centrale europea” indirizzata al nostro governo. In questa lettera è evidente il tono autoritario, che nega il potere sovrano del nostro paese. In ambienti comunisti del passato lo chiamavano “Comitato centrale”, oggi lo chiamano “Consiglio direttivo”, ma la sostanza non cambia: si tratta di un potere dittatoriale, che ormai si sente in diritto di imporre al nostro Paese
quello che vuole, persino in materia di pensioni, stipendi pubblici, lavoro e scuola. Col pretesto del debito, l’Unione Europea, nelle vesti di un gruppo di banchieri mai eletti da nessuno, toglie il potere sovrano agli europei.

Sia chiaro che questi personaggi NON HANNO ALCUN POTERE, se non quello che le persone gli concedono, attraverso l’ignoranza o la disponibilità ad essere truffati.
Per mantenere le persone nell’inconsapevolezza, eminenti personaggi sollevano presunte cause della “crisi”: governo debole, le prostitute di Berlusconi, il governo diviso, l’euro, gli sprechi, ecc.
Ma il problema è soltanto uno: la disponibilità delle persone a continuare a credere in un sistema antidemocratico, giustificandolo in vari modi.
La differenza rispetto al passato è che oggi le persone, se vogliono, possono aprire gli occhi, documentandosi da fonti indipendenti, che spiegano le tante truffe storiche, economiche, politiche e finanziarie.

I nostri media puntano l’attenzione sulla Grecia gridando al “piano di salvataggio”, ma si tratta dell’ennesima sceneggiata. Infatti, la verità è che:

-         I greci non vogliono essere per nulla “salvati” dagli aguzzini che li hanno trascinati nella situazione in cui si trovano.
-         Il salvataggio non è per nulla un “salvataggio” ma l’ennesima truffa che mira a sottrarre altro denaro e altri beni alla Grecia.
-         Dopo l’ennesimo salvataggio si ritornerà alla “crisi”, come prima o peggio di prima.

Ai nostri giorni ce n’è abbastanza per far aprire gli occhi anche agli scettici, o a quelli che si erano identificati nel sistema, credendolo il migliore possibile.
Molti greci (e non solo) hanno capito che i tempi sono maturi per una rivoluzione pacifica, con i seguenti obiettivi:

1.      Non cadere più nella trappola del debito, che non è “debito” ma usura o truffa.
2.      Cessare tutte le spese militari e le “missioni” di guerra.
3.      Modificare l’assetto economico e finanziario, coniando una moneta sovrana e alimentando lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
4.      I beni comuni devono essere realmente “comuni”. Le grandi opere non volute dai cittadini o dannosi per l’ambiente vanno soppresse. L’acqua, e tutte le risorse essenziali sono pubbliche. Lo stato ha senso soltanto se è a servizio dei cittadini, garantendo un’esistenza dignitosa a tutti, e occupandosi soprattutto di casa, sanità, ricerca, istruzione, ecc.
5.      La rivoluzione per la democrazia deve eliminare il parassitismo: politici, chiesa, funzionari inutili, ecc.

Le risorse oggi pagate alla Chiesa cattolica e alle guerre imperiali dovranno essere indirizzate verso il miglioramento della vita pubblica (cultura, economia, servizi, ecc.).
Questi cambiamenti diventeranno realtà nel momento in cui le persone rigetteranno il vecchio sistema, attraverso il comportamento quotidiano: disobbedienza civile, mancato sostegno politico ed economico, ecc.
Perché molti europei continuano a sostenere un sistema finanziario così iniquo? Molti lo fanno semplicemente per abitudine, altri per paura delle sanzioni o delle conseguenze (che immaginano tremende), altri ancora obbediscono per obbligo morale. Ci sono anche quelli che obbediscono
perché credono di avere in cambio “protezione”, ovvero sono convinti che le autorità attuali siano “autorevoli” (o il male minore).

Addirittura c’è chi si sottomette perché è convinto che il sistema non si possa cambiare e che disobbedire è una cosa immorale, empia, disonorevole. C’è chi si sottomette per “tradizione”, credendo che le istituzioni vigenti siano lo specchio della società. C’è anche chi obbedisce
perché ritiene il sistema “razionale”, che dunque protegge dal presunto comportamento immorale e istintivo delle persone in una società senza istituzioni. Questa credenza è frutto della propaganda, che non perde occasione per seminare sfiducia nella natura umana, facendo credere che senza le autorità saremmo un branco di animali istintivi e criminali.
Quello che sempre è stato il gruppo di potere.
 Come scrisse lo storico Alan John Percivale Taylor:

Nello stato di natura immaginato da Hobbes, la violenza era l'unica legge, e la vita era 'brutta, violenta e breve'. Sebbene gli individui non siano mai vissuti allo stato di natura, le Grandi Potenze europee lo hanno sempre fatto.[5]



5 A. J. P. Taylor, The Struggle for Mastery in Europe 1848-1918, Oxford University Press 1954.


Le persone sono state abituate a non credere in se stesse e negli altri, e ad avere paura.
Chi obbedisce acriticamente non si rende conto che la “crisi” non è causata da noi, ma dalle istituzioni finanziarie, che chiedono a noi di pagarle, per salvare il sistema. MA SE NOI POSSIAMO SALVARE IL SISTEMA SIGNIFICA ANCHE CHE POSSIAMO ELIMINARLO E SOSTITUIRLO CON UNO MIGLIORE. La cosa più ragionevole è rifiutarsi di salvarlo perché esso non soddisfa le nostre esigenze di libertà e di democrazia.
Già Gandhi aveva capito che ogni sistema tirannico è basato sull’obbedienza dei sudditi, estorta con la paura, l’inconsapevolezza o l’inganno. Secondo Gandhi, per uscire da un sistema tirannico occorreva:

1.      un cambiamento psicologico: dalla sottomissione passiva si deve giungere al rispetto di sé, alla fiducia in se stessi e al coraggio;
2.      la presa di coscienza da parte dei sudditi che il sistema si regge sul loro consenso;
3.      la formazione di una ferma volontà di ritirare la collaborazione e l’obbedienza.

Dunque, non sono i governi a dover fare qualcosa ma noi.
Chi crede che non ci sia via d’uscita alla dittatura finanziaria ignora che:

Nel sistema attuale, c’è la necessità che le persone comuni diano valore ai pezzi di carta stampati dalle banche centrali. Il Governo non crea la sua moneta, e dunque chiede prestiti ai banchieri, riconoscendo valore ai pezzi di carta che riceve. Ma questo valore sarà pagato, con gli interessi, dai
cittadini, diventando “debito pubblico”. Dunque, per continuare ad esistere, questa dittatura ha bisogno dei lavoratori che pagano oltre il 40% di tasse.

Intanto, cresce la protesta negli Usa e in Europa, anche se, a questo proposito, i media non parlano di nessuna “rivoluzione occidentale”. Le forze militari hanno un gran bel da fare, considerando le migliaia di persone che stanno cercando di occupare Wall Street, spiegando che:

L'occupazione di Wall Street potrà essere un momento di rottura politica come è accaduto con le prime proteste in Egitto, oppure, come in Spagna, segnerà l'inizio di un processo di democrazia diretta per la costruzione di un nuovo movimento per la giustizia sociale. Ripartiamo da dove i primi no-global si sono fermati, facendo fiorire un nuovo movimento di movimenti. È giunta l'ora di dispiegare questa strategia emergente contro il più grande corruttore della nostra democrazia: Wall Street, la Gomorra finanziaria d'America… Chiederemo a Barack Obama di istituire una commissione presidenziale incaricata di porre fine all'influenza esercitata dal denaro sui nostri rappresentanti a Washington.
È tempo di democrazia e non corporatocrazia, o per noi sarà la fine. Se sapremo tenere duro, ventimila volte forti, una settimana dopo l'altra, contro ogni tentativo della polizia e della Guardia Nazionale di cacciarci da Wall Street, Obama non potrà ignorarci. Il nostro governo sarà costretto a scegliere pubblicamente tra la volontà del popolo e le corporation che lucrano. Potrebbe essere l'inizio di una dinamica sociale del tutto nuova in America, una spanna
sopra il movimento Tea Party, dove invece di finire prede inermi dall'attuale struttura di potere noi, il popolo, iniziamo a prenderci ciò che vogliamo”.

Il movimento di protesta americano si definisce un movimento di resistenza

’open source’, senza leader, fatto di persone di ogni colore, sesso e ideologia politica. L'unica cosa che tutti abbiamo in comune è che siamo il 99 per cento che non tollererà più l'avidità e la corruzione dell'uno per cento. Dopo l'appello di Adbusters, molte persone in tutto il Paese hanno aderito all'organizzazione di questo evento, come l'Assemblea Popolare di New York, U.S. Day of Rage e altri, impegnati a pianificare altre occupazioni simili nel prossimo futuro… Il popolo sovrano di ogni nazione ha il potere, il diritto e il dovere di guidare il destino della sua nazione.
Perché occupare Wall Street?
Perché ci appartiene, perché noi possiamo (because we can)! Se riusciremo a dosare bene non violenza, tenacia e furbizia strategica… potrebbe essere l'inizio della rivoluzione globale che tutti noi sogniamo da tanto tempo... Sarebbe bello”.[6]


Sempre più persone si stanno rendendo conto di vivere in un sistema dittatoriale, che ha trasformato la delega del potere in un diritto ad opprimere.

 Scriveva lo scrittore Etienne de La Boétie:

Costui che spadroneggia su di voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto possiede l’ultimo abitante di tutte le vostre città. Ciò che ha in più è la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino ad annientarvi”.

Fino a quando la maggior parte degli europei non comprenderanno questo, saranno costretti a sentire le solite tiritere sulla “crisi” e sull’ennesimo prestito o “salvataggio”.

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