martedì 14 dicembre 2010
Napoli, 14/12/2010

Sul settimanale “Panorama” n. 44 del 28/11/2010 il buon Giovanni Fasanella fa una carrellata sconsolata sui rappresentanti del maggior partito progressista:

Giovanni Fasanella

Nichi Vendola, un gaio avventuriero delle energie alternative che leva i soldi agli studenti, 

Pierluigi Bersani, il travet che si scorcia le maniche ma poi non si sa che cosa faccia;












 Walter Veltroni, un “africano” in prestito campione del “benaltrismo” (si può fare questo e quello ma anche … senza specificare), addirittura

Luca “Cordisco” di Montezemolo, un imprenditore che potrebbe prestarsi alla politica, “scendere in campo” (un altro Mosè ma col decalogo minorato?)
 
Pierferdinando Casini come possibile alleato di una coalizione opposta al PDL  ed infine il nuovo faro dell’avvenireù


Sergio Chiamparino, che nella lunga intervista in ginocchio parla un po’ di tutto: di politica interna ed estera, di lavoro, di giustizia, di fisco, di conflitti d’interesse, persino di culture politica e che esce fuori come modello?

Tony Blair, un cinico bugiardo, membro della Loggia massonica di Studholme che (alcune proteste contro di lui in territorio britannico), giocando con il proprio appeal, ed insieme a

George W. Bush e Silvio Berlusconi, ha scavalcato in nefandezza il periodo tristemente famoso di

Margaret Thatcher sotto un cumulo incredibile di falsità, di violenze e di sangue. Al momento in cui l’amministrazione Bush ha cercato un sponda per creare scuse tali da attaccare l’Iraq, Blair ha persino “suicidato” il



David Kelly
prof. David Kelly, il genetista esperto di armi batteriologiche (a livello internazionale) il quale stava preparando un memorandum (sul suo computer, sequestrato dopo il «suicidio) che intendeva pubblicare presso un editore di Oxford, in cui rivelava di «aver avvertito Tony Blair che l’Iraq non aveva armi di distruzione di massa. Intendeva aprire la porta ad un altro scandalo, potenzialmente più grave, relativo alle proprie conoscenze sulle armi batteriologiche adottate dal regime sudafricano ai tempi dell’apartheid» (); ha consentito che delle persone fossero imprigionate nei campi di Abu Graib, Guantanamo ed altri che non conosciamo, per sottoporle ad interrogatori, senza processo, senza habeas corpus, senza avvocato ma con tortura.

i tre criminali di guerra a Yalta (da SN Winston Churchill, Franklin D. Roosevelt, Stalin)
Eppure nel 1943 Winston Churchill ebbe qualcosa da dire a questo proposito. Quasi citando a memoria, per un governo, imprigionare qualcuno che non sia stato processato dai suoi simili è qualcosa di abominevole, ed è il fondamento di tutti i regimi totalitari, che siano nazisti o comunisti (o liberisti o fintamente democratici o mercatisti). E lui lo sa bene, perché è il criminale di guerra che, insieme a Franklin D. Roosevelt, ha ordinato il bombardamento di Dresda (cioè la distruzione quasi totale dei beni culturali di una città non militarizzata, con le bombe convenzionali, e di 500'000 persone, con le bombe al fosforo già vietate dalla Convezione di Ginevra, senza dimenticare Amburgo, Darmstadt, Pforzheim, …). Non a caso a Yalta stavano tutti seduti amichevolmente insieme a Stalin: che compagnoni …!!  

Antonio Bassolino e la sua eredità “culturale”
Quando sento Bersani dire in piazza che solo il centrosinistra ha affrontato i veri problemi del paese e poi mi affaccio alla finestra, vedo e sento (la puzza) l’immondizia che ci sta sommergendo non mi ricordo che governo ha dominato in Campania per circa 16 anni, don Antonio era uno del Pci-Pds-Ds?

E del signoraggio bancario che ci strozza col debito pubblico non ne sa niente nessuno?

E della sovranità monetaria del popolo non se ne parla?

E che ne sappiamo, dopo tanti anni, delle stragi senza colpevoli: dalla stazione di Bologna a piazza Fontana, dal treno Italicus ad Ustica, dal direttissimo di Gioia Tauro a Piazza della Loggia ?
   
Strage dell'Italicus
  
Strage di Gioia Tauro


Strage di Bologna








Strage di Ustica
Chiaramente con il centro-destra non è cambiato niente, anzi le privatizzazioni stano procedendo ad un ritmo sostenuto (la spesa per l’immondizia è raddoppiata, quella per l’acqua è addirittura quadruplicata!).

L’ultima minaccia alla pace ed al progresso viene dal cosiddetto “popolo eletto” e ce lo fa sapere proprio zio Silvio: riprendendo un articolo de La Repubblica (che cita Der Spiegel) di questi giorni, Berlusconi parla con il
Robert Gates












segretario della Difesa americano Robert Gates della possibilità concreta che Israele lanci un attacco nucleare “preventivo” contro l’Iran di
Mahmoud Ahmadinejad
Mahmoud Ahmadinejad. Ma non lo sa che il BRIC+SA (il gruppo di paesi Brasile, Russia, India, Cina con la partecipazione dei paesi del SudAmerica) potrebbe alzarsi in piedi all’ONU e dire agli israeliani ed ai sionisti loro sodali, come Franco Kippà Frattini


Franco Frattini, in uno dei suoi "coraggiosi" e "veementi" interventi in difesa dei nostri connazionali
che con la loro ipocrisia hanno rotto le pa_le eo_iche??!!

E, dulcis in fundo (ironicamente, è solo un’amarezza…) che cosa abbiamo come giornalismo avanzato e progressista? Fabio Fazio a “Che tempo che fa”… uno che invita Sergio Marchionne, amministratore delle Fiat, il quale  ha lanciato un attacco senza precedenti al contratto di lavoro metalmeccanico, cioè il cosiddetto “accordo di Pomigliano” ma non sono state lette le clausole che calpestano i diritti dei lavoratori (ad esempio il diritto ad ammalarsi, violato al dispositivo n. 8).
Dialogo amichevole tra privilegiati...

Quando l’AD ha lamentato che i due miliardi di utile avuti dalla Fiat non sarebbero stati prodotti in Italia, Fazio ha chiesto: “Lei sta dicendo che volendo FIAT potrebbe fare a meno dell’Italia?”. Marchionne risponde: “Io le sto dicendo che se dovessi togliere la parte italiana dai risultati, la Fiat farebbe di più. Avrebbe fatto di più l’anno scorso, lo sta facendo adesso… quindi, uno non può gestire delle operazioni in perdita per sempre”.
A quel punto Fazio, se fosse stato un vero giornalista, avrebbe detto provocatoriamente: “Allora, che la Fiat restituisca all’Italia il denaro che ha ricevuto (almeno negli ultimi anni) e se ne vada altrove”. Invece, niente… Fazio non ha avuto il coraggio di ricordare a Marchionne che il denaro dato alla Fiat avrebbe potuto permettere di creare non pochi posti di lavoro, e che il Lingotto è l’azienda più aiutata del mondo, e che ha incassato cifre colossali, tra contributi, rottamazioni, stabilimenti costruiti con denaro pubblico, prepensionamenti, cassa integrazione e mobilità.
Dopo questa sviolinata ai poteri forti un vero giornalista avrebbe invitato, per una sorta di “par condicio” una delle 600 tute blu della Fiat Mirafiori che, dopo la trasmissione, hanno inviato una lettera aperta in cui chiedevano “di dare a uno di noi la possibilità di esprimere il nostro punto di vista che è quello di persone che ogni giorno varcano i cancelli della Fiat per lavorare nelle linee di produzione e che vivono quotidianamente la fabbrica dall'interno”.
Fra le altre cose, la lettera diceva: ”Vorremmo raccontare la nostra vita di operai, vorremmo raccontare il nostro lavoro che è fondamentale per generare ricchezza per il Paese. Vorremmo raccontare come funziona il ciclo produttivo come le auto si costruiscono e prendono forma dentro le officine, nelle linee di montaggio e come questo accada a costo di enormi sacrifici da parte di persone che dedicano la loro vita a svolgere questo mestiere”.
Invece ancora nulla…

Amiconi "venduti" al dio denaro in passerella
Non pensiamo che Fazio abbia fatto il giornalismo di assalto quando è venuto Tony Blair a pubblicizzare il suo libro di memorie “Un viaggio”: peccato che abbia scordato di essersi arricchito facendo una politica truffaldina, che metteva alla base di tutto gli interessi di poche persone. Questo servilismo ha spinto Blair ad intraprendere ben quattro guerre, che hanno causato massacri di civili: Iraq, Afghanistan, Kosovo e Sierra Leone. In quest’ultimo caso (2001) l'opinione pubblica inglese condannò la “missione” di guerra di Blair in Sierra Leone, dopo aver visto la foto di un bambino armato di un grosso fucile fornito, assieme ad altri diecimila, con gli “aiuti” militari inglesi. Blair iniziò da allora un apparente disimpegno verso la Sierra Leone, ma rimasero nel paese le truppe mercenarie assoldate dagli inglesi. Le truppe mercenarie permettono agli Stati che li assoldano di commettere gravissimi crimini contro l'umanità senza avere conseguenze di alcun genere.

Poi il suo ospite si è permesso persino di dare consigli agli italiani, dicendo che Berlusconi è “un buon amico che non è mai stato noioso, e che … ha divertito le nostre riunioni. In politica va sempre bene avere un po' di senso dell'umorismo… Smettetela di parlare di scandali e cominciate a parlare di politica”. Ma lui non sa quanto è costato agli italiani l’umorismo di Berlusconi e che non sono gli italiani a decidere cosa dirà il telegiornale e cosa pubblicheranno i quotidiani? Il criminale non solo nega i propri crimini ma si permette anche di giudicare gli italiani come una massa di sprovveduti che si appassionano agli “scandali” invece di occuparsi della politica.
Anche in questa occasione Fazio, con la sua aria “perbene” si è reso complice di criminali i quali propagandano meriti che non hanno ed insabbiano i delitti di cui sono colpevoli.

Stessa scena di pietosa propaganda si è vista nella trasmissione “Vieni via con me” che Fazio ha condotto insieme a Roberto Saviano, in cui si è solo sfiorata la realtà tragica, senza fare nomi (tranne quello di Berlusconi), senza affondare il coltello per sviscerare le vere cause ed i veri responsabili delle situazioni citate.

E questo sarebbe il progresso che avanza? A me sembra il regresso che si ritira…  ma questo non è un peccato veniale, senza conseguenze: infatti faccio un ultima considerazione per chi giura sulla propria verità, crocifiggendo chi non la pensa come lui (cito dal sito  http://braccobaldofansclub.ilcannocchiale.it/ )

Pilato chiede al popolo se liberare Gesù, perchè non vede colpa in Lui ma il sinedrio salva Barabba e sporca le proprie mani (e quelle dei propri discendenti) col sangue del Cristo 

…Dopo essersi strappato le vesti per l'indignazione, Caifa mandò Gesù davanti a Pilato perché fosse crocifisso per apostasia sacrilega.
Non ravvisando alcunché che giustificasse una simile pena per il Cristo, Pilato si rivolse per l'ennesima volta al sinedrio degli ebrei e domandò loro se fossero veramente erano sicuri nel voler crocifiggere il loro imputato...
"Se ci saremo sbagliati il sangue di quest'uomo ricada su di noi e sui nostri figli" fu la loro decisa risposta... (Matteo, 26, versetti vari)

Pare che siano stati accontentati…


Riferimenti:

Salta il coperchio della menzogna? (Effedieffe, archivio Esteri\Americhe, 13/07/2009)


Un personaggio singolare – di Antonella Randazzo (Archivio “LaNuovaEnergia”, n. 36/2010)

AlexFocus
giovedì 9 dicembre 2010
Napoli, 09/12/2010

La pagina del diario di oggi ha avuto un parto lungo perché si sono accavallate nella mia mente vecchi fatti e dichiarazioni con il nuovo tritacarne del biondino di ferro, sì parlo di Julian Assange e della sua creatura, Wikileacks, che tanto fastidio dà alla strategia truffaldina, omicida, arrogante, di quelli che si auto-incensano come i migliori del mondo ma non fanno altro che girarsi come porci nel fango che hanno sparso (e continuano a spargere) con le loro stesse mani insanguinate in tutto il mondo. Con la scusa degli “interessi” dell’America (ma anche di UK, Canada, Australia e Nuova Zelanda, oltre che di Israele) noi, colonie camuffate da democrazie, dobbiamo chinare la testa ogni volta che lo schiavista fa un cenno del capo o della mano. 

Julian Assange, ispiratore di Wikileacks, arrestato con una scusa (vero motivo: dissidente contro il sistema criminale antico ed accettato come “democrazia” anglofona) 
La vicenda di Assange dimostra, caso mai ce ne fosse bisogno, che se contestiamo passiamo subito nel lato dei dissidenti, dei ribelli, dei terroristi: paradossalmente l’ultima frontiera della libertà si trova proprio nei paesi che portano il marchio dell’infamia, che quando chiedono spiegazioni sono lasciati soli come la voce nel deserto, che sulla faccia con lo sguardo alto e fisso negli occhi dell’interlocutore ricevono schiaffi e sputi.

Uno dei vari motivi per cui l’11 settembre 2001 è un autoattentato
(molti, invece che cercare la verità, cercano di insabbiarla sotto argomenti para-tecnici) sta nel non detto. Mi spiego…

La mia azienda, una multinazionale che progetta e realizza grandi sistemi nel settore difesa (qualcuno dice che è il fiore all’occhiello di Finmeccanica) diversi mesi or sono mi ha chiesto di occuparmi dell’illustrazione, per grandi linee, del funzionamento di console per il controllo del traffico aereo sia civile sia militare (terreste e navale). Anche solo per fare questo show di pochi minuti ho dovuto studiarmi un bel po’ di manuali e navigare abbastanza in internet per chiarire quel che i manuali non dicevano.

Tipica console ATC (Air Traffic Control, cioè per il Controllo del traffico Aereo)
In particolare mi è subito saltato all’occhio il fatto che gli aerei possano avere rotte talmente vicine (poche centinaia di metri) e che una deviazione (anche solo di una decina di metri) dal cosiddetto “corridoio” sia immediatamente (nel senso di 2-3 secondi) segnalata come emergenza (in colore arancio o rosso, a seconda della gravità del pericolo) in un’apposita finestra.
Inutile dire che il controllore di volo, non appena vede comparire la finestra di pericolo, DEVE segnalare via radio all’aereo che sta “sgarrando” e che deve ritornare sulla rotta stabilita; in caso di fallimento di questa procedura (il pilota non risponde, oppure la deviazione on viene corretta immediatamente), ci sono strategicamente sparsi su tutto il territorio dei “combat ready” (squadre di piloti militari sempre pronti a partire, 24 ore su 24, “entro un minuto” con il loro jet ben armato) che lo affiancano in pochi minuti col loro minaccioso velivolo per segnalargli che si deve rimettere “in riga”prima via radio, poi (se ancora non c’è risposta) a gesti ed, infine, con una sventagliata di colpi a distanza ravvicinata. Poi, se l’aereo “ostile” persevera nella sua rotta sbagliata, viene abbattuto a mitragliate o con un “suppostone” aria-aria, specie se può rappresentare un pericolo per le popolazioni civili o, peggio, per un istallazione “sensibili” (ad esempio centrali nucleari, edifici di governo, acquedotti,  ferrovie, autostrade, etc.).

In tali condizioni (anche nel 2001) non era pensabile che gli USA fossero sprovvisti di un sistema sufficientemente sofisticato, affidabile e preciso quanto i nostri (intendo “italiani”) in modo da permettere a 4 aerei di grandi dimensioni di andarsene per i fatti propri per 30 minuti ed oltre… (gli ultimi 2 aerei hanno girato per quasi 2 ore indisturbati) senza che ci fosse una precisa volontà perché ciò accadesse ed una complicità diffusa a tutti i pubblici dipendenti coinvolti.

E come è possibile mantenere un tale segreto?

Si tenga conto che coloro che operano in organizzazioni governative sono obbligate al silenzio su vicende avvenute durante lo svolgimento delle loro funzioni (sottrarsi a quest’obbligo mi risulta sia un reato federale, severamente punito) quindi si deve attendere, per avere una diffusa testimonianza dei funzionari e dei semplici impiegati, operatori sanitari, vigili, poliziotti, etc.  (allora coinvolti nella tragedia dell’11 settembre) che essi escano dal sistema (ad esempio per pensionamento o per dimissioni). 

Inoltre, il governo segreto e immondo che ha organizzato questo putiferio (almeno la triade infernale composta da George W. Bush, Dick Cheney e Donald Rumsfeld) non ha certo utilizzato una manovalanza qualunque ma quei corpi (o delle sezioni opportunamente deviate di quei corpi) che sono abituati a compiere azioni illegali, criminali, sanguinose perfino, ma sempre “coperte” (cioè in segreto e negando qualunque coinvolgimento, anche in caso di errori operativi).








triade infernale: Bush, Cheney, Rumsfeld











Vi segnalo un film-inchiesta di Massimo Mazzucco sul collegamento

ma vi sono una quantità di persone qualificate che trattano del caso, con argomenti che andrebbero per lo meno presi in considerazione (il rapporto ufficiale non lo fa, quindi parte come un’anatra zoppa); ad esempio segnalo la sezione 911 (all’inglese, “september, the 11th”) del sito LuogoComune

poi uno dei tanti articoli di EffeDiEffe

Ma anche due articoli del prof. ing. Raffaele Giovannelli su http://xoomer.virgilio.it/911_subito/immagini_eloquenti.htm

E

Ma non è la sede per analizzare l’evento mostruoso, ci sono 115 domande a cui non ha risposto il rapporto ufficiale e le vedremo in dettaglio, in seguito. Ora esaminiamo il caso di

Ustica, o “Il segreto di Pulcinella”

Non tante differenze noto (nel comportamento di autorità, esperti e organi di informazione), tra l’11 settembre e la strage di Ustica avvenuta oltre 30 anni fa, il venerdì 27 giugno 1980, poco dopo le 21:00: un volo civile  (sigla I-TIGI, svolto da un DC9 dell’Itavia) con 77 passeggeri e 4 persone di equipaggio, diretto da Bologna a Palermo,  mentre si trova a circa 8'000 metri, precipita senza una richiesta di aiuto e senza lasciare traccia. La dichiarazione ufficiale per il fatto fu: cedimento strutturale. Non ci furono giornalisti in grado di obiettare, che in caso di cedimento, ci sarebbe stato perlomeno la percezione che qualcosa non andava, qualche rumore di frattura lungo la carlinga e certo il comandante avrebbe avuto il tempo di lanciare un SOS… Invece niente, come quando un assassino spara a bruciapelo a qualcuno e lo fredda sul colpo…
E poi le perizie sostennero che non c’erano altri aerei in volo nei pressi del DC9: invece non era così perché ce n’erano un bel po’ di velivoli.

1)      Innanzitutto il caccia MIG-23 (anzi i 2 caccia) dell’aviazione libica, guidati da piloti italiani delle Frecce Tricolori, che si nascondevano (o tentavano di farlo) all’avvistamento radar volando poco sotto la carlinga del DC9. Su uno di questi MIG vi era Muammar Gheddafi, di ritorno da Londra, evidentemente giunto lì per trattare sulla vicenda di Lockerbie, il cosiddetto attentato di “matrice libica” contro l’Inghilterra. Fatto sta che le potenze occidentali sapevano benissimo che il dittatore doveva passare da una rotta tirrenica per tornare a casa e non poteva essere che in prossimità del DC9, l’unico aereo che in quel momento stava percorrendo quella rotta (strano, eh? che di venerdì sera non ci sia un affollamento di pendolari del cielo, che tornano per trascorrere il fine settimana coi loro cari … inoltre il pilota o il copilota, tra gli ultimi messaggi, annota che ci sono malfunzionamenti su moti radiofari). Questa circostanza spiega anche il ritrovamento nei giorni successivi di un MIG-23 schiantatosi sulla Sila e “ritrovato” nei giorni seguenti cime se fosse successo NON in concomitanza con la strage di Ustica (dissero che era caduto il 18 luglio 1980 ma i periti patologi affermarono che il corpo del pilota era in avanzato stato di decomposizione).  

caccia-bombardiere MIG-23

2)      Ora che siano stati due F111 Aarkward USA (che dispone tra l’altro, di missili aria-aria AIM-9 Sidewinder) o due F8 Crusader francesi (armati dello stesso tipo di missile aria-aria), si vede dal tracciato radar la sagoma del DC9, che scorre da sinistra in basso verso l’angolo in alto a destra, due sagome più piccole che fanno un largo giro e da sinistra del DC9 si pongono alla sua destra. Poi, quando sono all’altezza del muso del DC9, partono uno o due piccoli oggetti che attraversano la rotta del DC9 ed infine, dopo aver colpito il suo lato destro si vedono i rottami uscire dal lato sinistro della fusoliera del DC9.
caccia-bombardiere USA F-111








caccia-bombardiere francese Vought F-8 Crusader




missile aria-aria AIM-9 Sidewinder















3)      Cosa più importante nella stessa zona, alla stessa ora, vengono scrumblati (da scramble = arrampicare, scalare cioè “fatti alzare in volo in stato di emergenza per un’intercettazione”, ndr.) due F104 della base di Grosseto, uno monoposto con un allievo ai comandi, l’altro biposto con due istruttori a bordo, Mario Naldini ed Ivo Nutarelli. I jet militari rientrano poco dopo alla base lanciando allarme generale. Nel 1987 il giudice istruttore decide di sentire i due istruttori, che però muoiono entrambi nell’incidente di Ramstein la settimana prima dell’interrogatorio. I piloti in questione sono nel frattempo divenuti il comandante e il solista delle Frecce Tricolori, e sono i protagonisti (e vittime…) di un inspiegabile incidente, tuttora dai contorni oscuri. 

Incidente di Ramstein

















4)      Infine è stata ipotizzata la presenza di aerei Awacs o di altri strumenti in grado di mascherare velivoli, capaci di catturare uno scenario reale, trasformarlo ed inviando la falsa immagine ai radar circostanti

Awacs NATO















5)      Quando furono recuperati abbastanza frammenti della carlinga si vide che le lamiere erano piegate verso l’interno dal lato destro della fusoliera, in due fori e dal lato sinistro il foro di uscita molto più grande con la lamiera piegata verso l’esterno

Relitto DC9 lato DS














Relitto DC9 lato SN














6)      Nell’imbottitura dei sedili sono state trovate le sferette metalliche tipiche di una microfusione della testata e tracce di C4/T4, l’esplosivo usato come carica per i missili costruiti negli anni ’70-’80.

Su wikipedia è presente un’animazione che non fa capire assolutamente niente all’indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/File:Strageusticaradar1.gif . Invece la presentazione grafica che fu illustrata in TV era del tipo seguente:

Approccio al DC9 di due oggetti non identificati e più veloci


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Piccolo oggetto va contro il lato Destro del DC9, dal lato Sinistro escono frammenti, poi il DC9 cade























Questa impressionante sequenza fu commentata in un sconcertante intervista televisiva da un dirigente Selenia, l’ing. Cerra, credo ancora vivente (anche se non più facente parte dell’organico perchè ormai in pensione) ed in tale veste era stato contattato come perito giudiziario; io rimasi allibito dalle sue dichiarazioni: “Non si può dire che gli eventi siano avvenuti alla stessa altezza perché il radar che ha rilevato la traccia non era tridimensionale. Quindi potrebbe essere stata una bomba”. Ebbi occasione di incontrare l’esimio collega durante un viaggio a Roma e gli chiesi a bruciapelo: “Ingegnè, ma che c…o avete detto in televisione su Ustica? Quello si vedeva proprio che era…” ma non potei completare la frase perché egli mi prese un avambraccio e, dopo essersi guardato intorno, con la faccia di pietra, la voce gelida, tono bassissimo e sibilante, mi disse solo: “Ho detto quello che dovevo dire.” Dopo che mi ebbe lasciato libero dalla forte stretta, mi scusai balbettando per l’imbarazzo, dato che, ogni volta che ci eravamo visti in precedenza, era stato sempre amichevole e cordiale.
Non ne parlammo mai più, anche perché lavoravamo in divisioni e stabilimenti diversi dell’azienda, ma fui certo che non poteva ripetere in scienza e coscienza ciò che era stato costretto a dichiarare in giudizio ed in TV (infatti la sua prima dichiarazione in commissione stragi fu “sicuramente è stato un missile”…)

Poi leggo le dichiarazioni di Francesco Cossiga del maggio 2009 (vedi articolo de La Repubblica La verità di Cossiga su Ustica "Il Dc 9 abbattuto dai francesi") in cui leggo, tra l’altro "Un caccia francese ha tentato di buttare giù un Mig libico su cui viaggiava Gheddafi ed ha sbagliato il tiro … ma i francesi non lo diranno mai. E se qualche giornalista insiste, chissà che non abbia un incidente d'auto". Anche questo è la grande Comunità Europea…

l'ex-presidente Francesco Cossiga
Ed ancora sento a fine maggio 2010 il presidente Giorgio Napolitano dire, in risposta alle dichiarazioni di quello sporto di Giovanardi (chissà chi lo ha imbeccato per fargli dire che Ustica era effetto di una bomba terrorista..), che intorno alla tragedia del DC9 Itavia vi erano state oscure manovre e “le indagini svolte e i processi sin qui celebrati non hanno consentito di fare luce sulla dinamica del drammatico evento e di individuarne i responsabili


L'attuale presidente Napolitano

Nota personale: poiché in quel periodo (negli ultimi due anni) erano state messe sotto attacco finanziario le economie di paesi come Irlanda e Grecia (quelli appartenenti al Gruppo PIIGS cioè Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, così chiamate in senso spregiativo dai cartelli bancari) il messaggio di Napolitano forse era “a nuora perchè suocera intenda” del tipo: «Non ci rompete le uova nel paniere con le speculazioni sul debito altrimenti apro l’armadio dove riposa il vostro scheletro di Ustica». Tra parentesi ho chiesto a diversi giornali se la mia intuizione fosse giusta ed uno di essi mi ha risposto che, forse, questa interpretazione era plausibile.   

Ultima chicca: perchè Gheddafi era andato a fare una cosa così pericolosa? Forse era andato a cercare un accordo con l’Inghilterra per far smettere di accreditare la strage di Lockerbie come un attentato libico mentre era stato, invece, un “dark job”, un lavoro sporco della CIA per eliminare un agente investigativo “ribelle” appartenente alla DIA (Defence Intelligence Agency), Charles McKee, deciso a testimoniare su loschi movimenti della CIA in medio oriente (pare che alcuni elementi della “compagnia” stessero aiutando narcotrafficanti libanesi a contrabbandare un carico di eroina, in cambio di un aiutino per il rilascio di ostaggi americani detenuti in Libano da gruppi terroristici).

Vedi articolo di Massimo Mazzucco su Nexus
Ma anche pezzi come quello di Maurizio Blondet sul sito EffediEffe

Allora ribadisco il concetto: per liberarci dalle bugie e ritrovare finalmente la verità, che nascano 10, 100, 1'000 Assange (ma lui ha già dichiarato che ci sono 100'000 hacker pronti a prendere il suo posto, ma io mi sentirò più tranquillo se i suoi epigoni non avranno riguardo verso nessuno): forse si potrà spazzare via la teppaglia stegocratica, che ha imposto un regime dittatoriale di stampo nazisionista, massonico ed oligarchico e cominciare, finalmente, a ristabilire la democrazia…

Buon tutto da
AlexFocus

giovedì 2 dicembre 2010
Napoli, 02/12/2010

É strano e mi meraviglia ancora come dei frammenti, trovati in tempi e posti diversi, si incastrino a volte in modo perfetto.
Oggi ho visto un articolo del 01 Dicembre nella sezione Worldwide del indispensabile EffediEffe, dal titolo Si vuol ripetere il grisbi del '92 che di riferisce al “colpo criminale” attuato con la complicità di Romano Prodi (allora presidente IRI e consulente Goldmans & Sachs, che svendette il patrimonio industriale pubblico agli squali multinazionali), di Carlo Azeglio Ciampi (governatore di Bankitalia, che sperperò 60'000 miliardi di lire dello Stato nel braccio di ferro “finto”, perché destinato a fallire, con il Quantum Fund di George Soros e Co.), di Mario Draghi (allora vicepresidente Goldmans & Sachs, che fece il discorso sul molo di Civitavecchia prima di imbarcarsi con i succitati compari della banda sul Britannia, per organizzare la distruzione dell’economia italiana).

L’articolo parte con una simpatica vignetta di Barack Obama inseguito da una palla di neve a forma di “chiocciola” (per sottintendere l’attacco informatico di Wikileacks), ed all’illustrazione dei motivi per cui le recenti rivelazioni del sito di Julian Assange hanno per obbiettivo vero persone come Ban Ki-Moon, Muammar Gheddafi, Hamid Karzai, Vladimir Putin, Mahmoud Ahmadinejad e ovviamente la pugnalata a Silvio Berlusconi. Ma quello che ha acceso la spia nel mio contorto cervello è stato, in fondo all’articolo, il riferimento ad una cosa che avevo già orecchiato: l’inserimento in ogni pagina prodotta da stampanti a colori, di un piccolo francobollo. Sono andato alla ricerca dei riferimenti ed ho trovato una lettera al direttore di FdF (Maurizio Blondet) del 26 febbraio 2008 in cui si citava un articolo “dell'antipatico Paolo Attivissimo” http://attivissimo.blogspot.com/2005/08/quando-la-stampante-fa-la-spia.html nel corpo del quale si trovava il riferimento ad un link http://www.eff.org/Privacy/printers/ che non è più attivo. Allora ho esplorato il testo che veniva riportato in calce alla lettera (testo che riporto di seguito):

Inizio citazione-____====_____::::::::::====-------===______===__----------

Stampanti spione: l'UE si muove un pochino

Probabilmente non sapete che il governo degli Stati Uniti ha convinto con molta discrezione i principali produttori di stampanti e fotocopiatrici a colori a modificarne il funzionamento in modo che ogni esemplare generi, in ogni stampa, uno schema di puntini univoco. Questo permette di risalire, per esempio, alla specifica stampante / fotocopiatrice che ha prodotto una tiratura di banconote false, e secondo la Electronic Frontier Foundation consente anche di sapere ora e data della stampa.
Quest’ articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "paoloacri" e "giuseppes****".

Ne avevo già fatto un accenno tre anni fa, quando scoppiò il caso, ma ci sono nuovi sviluppi sulla questione delle stampanti laser a colori che rivelano l'identità di chi stampa.

Lo schema è costituito da puntini gialli quasi impercettibili. Andrew "Bunnie" Huang ha modificato uno scanner per rivelarli (li vedete tinti di blu nell'immagine qui sopra). La EFF ha pubblicato una lista di stampanti e fotocopiatrici che ha esaminato alla ricerca del segno spione: ci sono tutte le più note marche.

Il problema di questa tecnologia è che può essere usata per scopi ben diversi dall'identificazione dei falsari di banconote. Non ci vuole molta fantasia per rendersi conto che un marchio identificativo segreto annidato in ogni documento stampato è la manna dal cielo per qualsiasi governo che voglia reprimere la diffusione di documenti non autorizzati o sorvegliare i dissidenti.

Anche nei paesi più rispettosi dei diritti umani, c'è un problema anche politico di privacy violata. Una persona che ritiene di essere protetta dall'anonimato nel diffondere notizie scomode potrebbe invece smascherarsi involontariamente se non sa di questa funzione delle stampanti e delle fotocopiatrici.

Il problema è stato sottoposto al commissario Frattini dell'Unione Europea in un'interrogazione parlamentare, la cui risposta (formato DOC, in inglese) dice che la Commissione non è al corrente di leggi nazionali o comunitarie che regolino questi meccanismi di tracciamento, e tende a minimizzare il problema perché "le informazioni... non includono necessariamente dati riguardanti una persona identificata o identificabile".

Tuttavia se si sa da quale fotocopiatrice è stato stampato un volantino dissidente, non ci vuole un'aquila per risalire a chi ha usato o poteva usare quella fotocopiatrice, e questo viene ammesso: "nella misura in cui gli individui potrebbero essere identificati tramite il materiale stampato o copiato usando certi dispositivi, tale elaborazione potrebbe dar luogo alla violazione di diritti umani fondamentali, specificamente il diritto alla riservatezza e alla vita privata. Potrebbe anche violare il diritto alla protezione dei dati personali", prosegue la risposta.

Potrebbe anche darsi che dia piuttosto fastidio, anche a chi non ha nulla da nascondere, sapere di essere sorvegliabile senza saperlo e senza preavviso. Consideratevi preavvisati.
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Poi ho cercato il sito che parlava delle stampanti spione ed ho trovato il link http://www.i-dome.com/articolo/15652-La-stampante-ci-spia.html
Da cui traggo a piene mani_

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La stampante ci spia

di Corrado Giustozzi, 25 novembre 2010

Uffici e aziende sono zeppe di stampanti con funzionalità sofisticate di scansione, stampa, copia, invio e ricezione fax, condivisione di rete... Ma siamo proprio sicuri che questi dispositivi non facciano niente altro che il loro onesto mestiere?

Da che mondo è mondo siamo abituati a considerare una stampante o uno scanner come un oggetto “stupido”, un semplice dispositivo I/O privo di una propria capacità elaborativa autonoma e, quindi, totalmente asservito ai comandi del PC.
Questa visione ci deriva dall'epoca in cui le cose stavano davvero così: quando, ad esempio, una stampante non era altro che un semplice congegno elettromeccanico privo di capacità elaborativa locale e, quindi, pilotato.
Non parliamo poi di oggetti quali le fotocopiatrici, che continuiamo a percepire come strumenti di lavoro passivi e addirittura meccanici, anche se sappiamo bene che oramai sono anch'essi totalmente elettronici.

Il progresso tecnologico ha reso più “intelligenti” le stampanti e i loro cugini  trasformandole in dispositivi multifunzionali evoluti, ma questo non ha sostanzialmente modificato il modo in cui le consideriamo: oggetti sostanzialmente passivi, ed intrinsecamente affidabili.

A nessuno verrebbe in mente che una stampante o una copiatrice possa spiarci, o che uno scanner possa rifiutarsi di acquisire un'immagine che non gli piace: sarebbe come pensare che il nostro frigorifero cerchi deliberatamente di avvelenarci, o che la lampada della scrivania mandi di nascosto messaggi agli alieni!

Eppure questo scenario non è frutto degli incubi angosciosi di qualche scrittore di fantascienza orwelliana, ma la pura realtà dei nostri giorni.

Già da qualche anno, infatti, molte delle cosiddette “macchine da ufficio” con qui interagiamo quotidianamente sono perfettamente in grado di agire di nascosto, più o meno “in buona fede”, compiendo a nostra insaputa azioni autonome: alcune delle quali possono quantomeno crearci dei rischi, se non addirittura ritorcersi contro di noi.

Questo accade perché tali dispositivi sono oramai tutti “intelligenti”, ossia basati su microprocessori sempre più potenti controllati da firmware sempre più complessi e sofisticati: in essi è facile per i produttori inserire funzioni di utilità così “avanzate” da risultare spesso troppo invasive, se non decisamente pericolose per gli utenti.

Alle volte si tratta proprio di specifiche funzionalità di “sicurezza”, magari imposte più o meno riservatamente da qualche governo od organismo sovranazionale, le quali vengono introdotte al fine di inserire nel dispositivo veri e propri meccanismi di controllo del comportamento degli utenti o addirittura di prevenzione contro attività “indesiderate”...

Paranoia? Teorie del complotto? Nient’affatto: è la pura e semplice realtà, come vedremo analizzando alcuni casi eclatanti.

Caso numero 1: le stampanti chiacchierone

Cominciamo da uno degli esempi più noti ed antichi di funzioni nascoste deliberatamente inserite all'interno di dispositivi di largo uso a fini di controllare (o meglio “tracciare”) l'uso che ne viene fatto: quello dei “micropunti” prodotti dalle stampanti laser a colori.

Portato all'attenzione del pubblico nel 2004 da un articolo di PC World, da allora è attentamente studiato da molti ricercatori e monitorato in particolare dalla Electronic Frontier Foundation, l'organizzazione senza fini di lucro che si batte per la libertà dei diritti nel mondo digitale.

In pratica ci si è accorti che quasi tutte le moderne stampanti laser a colori, ovvero quelle prodotte a partire dalla seconda metà degli anni '90 da tutti i principali costruttori mondiali, inseriscono su ciascuna pagina stampata un particolare reticolo di microscopici puntini gialli, pressoché invisibili ad occhio nudo per via dello scarso contrasto e delle ridottissime dimensioni con cui sono tracciati.

Analizzandoli meglio si è scoperto che non si tratta di artefatti o errori di stampa ma di un'azione sistematica e deliberata: i puntini infatti marcano steganograficamente ogni foglio prodotto dalla stampante riportandovi, in forma opportunamente codificata, le informazioni chiave che consentono di tracciarne l'origine, ossia data e ora della stampa e numero di matricola della stampante.


Il pattern di punti gialli stampato da una Xerox Docucolor 12 è normalmente invisibile ad occhio nudo. Qui è stato reso visibile mediante illuminazione in luce blu e ingrandimento al microscopio di dieci volte (Fonte: EFF)

È oramai chiaro che esistono varie codifiche, adottate da singoli costruttori o gruppi di costruttori. Nel 2005 la EFF è riuscita a decodificare lo schema utilizzato dalla Xerox per le sue stampanti della serie DocuColor, che per la cronaca consiste in una matrice di 15x8 punti posti all'interno di un'area rettangolare di soli 2,5x1,3 cm, la quale viene ripetuta più volte sull'intero foglio.

Lo stesso pattern della figura precedente, evidenziato artificialmente. La griglia di 15x8 punti codifica data ed ora della stampa nonché numero di matricola della stampante, e comprende anche dei codici di controllo della parità. (Fonte: EFF)
Rimangono invece ancora oscure le codifiche utilizzate da Canon, Epson, HP e altri grandi produttori le cui stampanti applicano sistematicamente la marcatura “a punti gialli”.

Secondo le tesi più accreditate, l'introduzione di questa marcatura deriverebbe da una precisa richiesta fatta ai costruttori di stampanti negli anni '90 dal governo americano, su pressione dei servizi segreti, ufficialmente per facilitare il contrasto alla falsificazione della carta moneta. È chiaro tuttavia che, in mancanza di una specifica normativa che ne regoli l'utilizzo, questa tecnica può essere impiegata anche per scopi meno nobili quali la persecuzione dei dissidenti politici o lo spionaggio industriale.

In effetti nel 2008 la Commissione Europea, per bocca dell'italiano Franco Frattini, ha espresso formalmente le proprie preoccupazioni sul fatto che questa tecnica potesse prestarsi a violazioni della privacy e di altri diritti civili dei cittadini.

Ad oggi tuttavia nessuno ha fatto nulla per normare la situazione: e così quasi tutte le nostre laser a colori continuano allegramente a marcare i fogli da esse stampati con i propri dati identificativi, con buona pace della privacy di tutti noi.


Caso numero 2: fotocopiatrici spione

Questo caso è concettualmente più semplice del precedente e, soprattutto, non c'è mala fede, ma le sue conseguenze sono più generali e devastanti.

Si tratta “semplicemente” del fatto, ignoto alla stragrande maggioranza degli utilizzatori, che la maggior parte delle moderne fotocopiatrici multifunzione aziendali non sono altro che veri e propri computer specializzati, costruiti attorno ad uno scanner ed una stampante laser ed ovviamente dotati di hard disk interno.

Questo hard disk serve ad archiviare in modo più o meno permanente le copie effettuate, sia per poterle ristampare in seguito senza dover nuovamente scandire l'originale sia per gestire al meglio le possibilità di utilizzo concorrente dell'unità (ad esempio consentendo all'utente di iniziare una scansione mentre sono ancora in stampa le copie della scansione precedente). La capacità di memorizzazione permanente può inoltre servire ad archiviare le scansioni in cartelle locali suddivise per utente o tipo di lavoro, e comunque a gestire funzioni di utilità quali accodamenti, stampe differite, invio per e-mail o fax dei documenti, e così via.

Il fatto è che nella maggior parte dei casi l'utente finale, oltre a non avere neppure coscienza del fatto che una copia digitale del suo originale venga conservata all'interno della copiatrice, non ha comunque alcun controllo sulla permanenza di tale copia. Inoltre gli hard disk utilizzati sono comuni unità commerciali PATA o SATA tipicamente formattate in FAT o Ext2, e le immagini sono memorizzate in formati standard (JPG, PNG, TIFF, PDF) senza alcun utilizzo di funzioni di crittografia o altro tipo di protezioni contro gli accessi indesiderati ai dati: esse risultano leggibili con estrema facilità da chiunque ottenga un accesso fisico al disco fisso.

Il problema, sotto forma di enorme buco nella riservatezza, si manifesta nel momento in cui un'azienda mandi in assistenza una sua copiatrice multifunzione, oppure la venda o la restituisca al proprietario al termine di un contratto di noleggio o leasing. In tutti questi casi la macchina porta con sé, fuori dell'azienda e all'insaputa di quest'ultima, le copie di tutti i documenti elaborati in tempi più o meno recenti, mettendole a completa disposizione del centro di assistenza o del nuovo proprietario del dispositivo.

Purtroppo l'industria si è accorta molto tardivamente di questo problema, sollevato solamente nella scorsa primavera da un servizio televisivo della CBS, e sta cercando solo adesso di correre ai ripari. Ad esempio alcuni costruttori, tra cui Canon e Xerox, hanno iniziato a mettere a catalogo prodotti accessori per la protezione crittografica degli hard disk o la cancellazione programmata delle immagini archiviate. Purtroppo però si tratta di soluzioni parziali, in primo luogo perché spesso non vengono adeguatamente proposte agli utenti finali e in secondo luogo perché sono kit opzionali che devono essere acquistati separatamente con costi anche rilevanti per l'utente finale (sull'ordine dei 300 dollari o più per ciascuna unità).

Per dimostrare che il problema non è solo teorico, ma reale e riguarda tutti quanti, compresa la stessa sicurezza nazionale, la troupe della CBS ha acquistato tre unità a caso da un grande centro nazionale di rivendita di copiatrici multifunzione usate, andando poi a vedere che tipo di materiale fosse memorizzato sui rispettivi hard disk.

I risultati sono stati sconcertanti: tra le altre cose sono emersi documenti di polizia, piani di costruzione di edifici a Ground Zero, cartelle cliniche di centinaia di pazienti...

Non meno importante anche se ancor più trascurato è il problema opposto: chiunque porti a fotocopiare propri documenti presso un service esterno, farebbe bene a ricordare che sta lasciando nelle macchine del centro una copia digitale di tutti i suoi documenti...
Il documento con cui Xerox illustra ai suoi rivenditori il problema di sicurezza costituito dalla presenza di un hard disk a bordo di copiatrici e stampanti, e descrive le modalità con cui descriverlo ai clienti

Caso numero 3: gli scanner delatori

E veniamo al caso più recente e probabilmente destinato a suscitare le maggiori controversie in un prossimo futuro. Riguarda la nuova versione 5 del prodotto UniFLOW di Canon, presentata nello scorso mese di settembre.

UniFLOW, per chi non lo sapesse, è un software modulare per il controllo e la gestione di unità multifunzionali di rete; ed in questa nuova versione è stato dotato di numerose funzionalità addizionali di utilità e sicurezza. Tra queste ultime possiamo citare il modulo di “stampa sicura”, il quale consente ad esempio di inviare un documento riservato ad una stampante condivisa avendo la certezza che verrà stampato solo quando il proprietario si sarà fisicamente identificato sulla stampante.

La funzione incriminata si chiama “Enhanced Security” e viene descritta ufficialmente così: “Gli amministratori possono ora catturare automaticamente l'immagine completa di ogni stampa, copia, fax o scansione ottenute da un'unità Canon o di un qualsiasi altro produttore. Queste immagini possono essere immediatamente sottoposte ad un processo di scansione OCR alla ricerca di determinate parole chiave riservate, al fine di intraprendere in conseguenza le azioni più adeguate. Per la massima sicurezza ogni job può essere trattenuto e controllato alla ricerca di contenuti riservati prima di essere inviato alla stampa o alla destinazione prevista per la scansione.”.

In pratica si tratta di un filtro che legge ed interpreta i contenuti di ogni tipo di documento elaborato dal sistema, un vero e proprio censore automatico che controlla la presenza di determinate parole chiave nei testi acquisiti, copiati o inviati alla stampa: e consente l'elaborazione del documento solo nel caso in cui esso superi il controllo mentre, in caso contrario, ne invia una copia all'amministratore avvertendolo prontamente del misfatto. Orwellianamente agghiacciante, non c'è che dire.


La funzione di “secure queue” del prodotto Canon  UniFLOW V5 consente di inviare documenti riservati alle varie code di stampa avendo la certezza che verranno effettivamente stampati solo quando l'utente autorizzato a riceverli si sarà autenticato in modo forte al dispositivo di destinazione.
Si tratta di una soluzione pensata per l'applicazione in ambienti di massima sicurezza, ove le specifiche condizioni impongono un forte controllo a tutti i livelli per evitare indebite fughe di notizie: ma non a tutti è chiaro che una sua eventuale applicazione acritica e generalizzata in ambiti aziendali di normale amministrazione, soprattutto qui in Europa e specificamente in Italia, possa configurare per il datore di lavoro una serie di illeciti che vanno dalla violazione della privacy a quella dello Statuto dei Lavoratori, con probabili spiacevolissime conseguenze sul piano civile e penale.

Purtroppo però la generale disponibilità commerciale del prodotto fa sì che anche una normale piccola azienda possa installarlo, ed attivare così una serie di controlli che risulterebbero assolutamente illegali laddove non fossero giustificati da reali ed oggettive esigenze di sicurezza (ad esempio: spionaggio industriale, attività su progetti classificati, eccetera) e controbilanciati da altrettante garanzia di equità e trasparenza. Ma chi controllerà l'effettivo utilizzo di queste funzioni?

Conclusioni

Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, dicevano gli antichi: e la morale che sembra doversi ricavare dalle storie appena viste è che oggigiorno non ci si può più fidare neppure della propria stampante!

Il problema, come al solito, non è nella tecnologia ma nell'uso che se ne fa: tuttavia questo è spesso fuori dal nostro controllo. E allora l'unico strumento di salvezza che abbiamo è la consapevolezza: solo conoscendo (o stimando) i rischi possiamo mettere in atto comportamenti adeguati alle esigenze, che ci consentano di utilizzare al meglio gli strumenti che il progresso ci mette a disposizione minimizzando nel contempo il rischio di incappare in effetti collaterali indesiderati.

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Ora che ho capito meglio cosa cercare, proverò a stampare su varie stampanti ed a cercare la “traccia”: oggi ho cominciato con una Xerox mod. WorcenterPro32, ho contattato un collega che aveva una lampada di Wood (quella ad ultravioletti), ma non ho trovato niente (per verificare il comportamento dell’apparecchiatura abbiamo messo sotto la lampada delle banconote in euro ed abbiamo visto i disegni rossi e gialli su campo grigio).
Alla prox.
AlexFocus

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