mercoledì 2 marzo 2011
Napoli, 03/03/2011

 Ebbene sì, ci sono cascato di nuovo, ho ripreso un intero articolo da un altro sito (www.effedieffe.com ) ma spero mi siano concesse alcune scusanti:

1)      EffeDiEffe tocca la maggior parte degli argomenti che mi interessano profondamente senza disturbarmi
2)      Tutti quelli che pubblicano in esso (dall’editore fino al più saltuario collaboratore) sono molto documentati
3)      De Fina ha fatto una sintesi interpretativa magistrale e spero che la metta nella sezione “Free” in modo che la possano apprezzare quante più persone possibile
4)      Don Curzio Nitoglia è un mostro (di bravura, ovviamente) che coagula incredibilmente teologia e filosofia, oltre a conoscere e spiegare in modo spietato il sionismo e quanto gli gira intorno (avvoltoi su di un cadavere in putrefazione)
5)      Sono convinto che il mondo islamico sia l’ultimo katekon, dopo l’abdicazione conciliare, per fermare Lucifero e sento che sta per crollare definitivamente, anche se spero irrazionalmente il contrario, perché se così succederà il passo successivo è l’imposizione di un “segno” sulla mano o sulla fronte…

Buona lettura e, soprattutto, riflessione.
AlexFocus
 

Un 1989 per il mondo islamico?


Manifestazioni in Libia


Riteniamo che ai nostri lettori, più che una cronaca dei fatti, a disposizione di tutti, ininterrotta, grazie ai vari Sky 24 News, BBC, Al Jazeera, interessi una interpretazione degli stessi. E’ quello che cercheremo di dare.

Nel 1989 il mondo assisteva, sorpreso ed attonito, al crollo repentino del comunismo, prima nella casa madre URSS, poi, come in un incendio di materiale infiammabilissimo, in più alimentato da forte vento, nei Paesi cosiddetti satelliti dell’Europa dell’Est
(1). Come mai in URSS, da un giorno all’altro, con una nomenklatura composta da 13.500.000 persone, intatta e motivata, (perlomeno perché casta privilegiata), con in più a disposizione l’esercito, i servizi segreti, le varie Polizie, i vari corpi statali [pompieri, vigili del traffico (anche se scarso…), forestale… suppongo esistessero] tutto è crollato miseramente, senza nessuna reazione significativa?

Le spiegazioni ufficiali – superficiali – sono molteplici, da Solidarnosc, all’azione del Papa  polacco
[Karol Wojtyla, cioè Giovanni Paolo II, nota di AlexFocus], dalle Guerre Stellari di Ronald Reagan al fallimento dell’aggressione all’Afghanistan, fino ad arrivare ad una profonda crisi economica che avrebbe isolato il regime in modo grave. Tutti fattori reali, ma insufficienti a giustificare l’accaduto in quanto il regime comunista, per 70 anni, aveva convissuto, senza scosse, con situazioni analoghe quali le rivolte di Berlino (1953), di Ungheria (1956), di Praga (1968), di Danzica e di Stettino (1970); oppure con il contrasto di grandi personaggi religiosi (Aloysius Stepinac, József Mindszenty, Stefan Wyszyński) o laici (Aleksandr Soljenitsin, Andrej Sacharov, Vladimir Bukovskij, Igor Šafarevič); oppure con la eterna pseudo-competizione con gli USA (in realtà da sempre il miglior partner dell’URSS), come negli anni della conquista dello spazio; oppure con un’ennesima crisi economica [e quando mai il comunismo non è stato in crisi economicamente?]. Senza il costante Basic Life Support dell’alta finanza mondialista sarebbe caduto subito, nonostante patetici retromarcia quali la NEP [Nuova politica economica, introdotta da Lenin già nel 1921] (2).

No! Qualcuno aveva avuto il potere di staccare la spina sull’oscena rappresentazione, di mandare tutti a casa. E chi poteva far ciò se non l’impresario?

I lettori di EFFEDIEFFE sanno chi è l’impresario, grazie agli articoli di Maurizio Blondet, grazie alla diffusione libraria, soprattutto di parecchie centinaia di copie di Due secoli assieme di Soljenitsin; è inutile pertanto dilungarci sulle argomentazioni circa la natura inequivocabilmente ebraica del comunismo. Erano concetti largamente diffusi e condivisi anche nella Chiesa cattolica, fino al Concilio Vaticano II e scontati temi propagandistici dei fascismi tra le due guerre mondiali.

E’ sicuramente più difficile sapere il perché sia stato deciso il suddetto sbaraccamento e perché in quel momento. Per dare risposte certe bisognerebbe partecipare alle ristrettissime riunioni degli insider che decidono le sorti di noi miserabili animali parlanti. Siccome non ci invitano mai come osservatori possiamo solo fare ipotesi, seguendo il buon senso; vediamone alcune.

Il comunismo, sistema economico contro natura, è del tutto improduttivo; è sempre stato quindi necessario alimentarlo in toto, nonostante le condizioni di arretratezza da Africa sub-sahariana in cui viveva la popolazione in URSS; 70 anni di mantenimento diventano logoranti, anche in previsione di nuove esigenze che sarebbero sicuramente emerse negli anni Ottanta grazie a straordinari strumenti di comunicazione di massa non più comprimibili.

Il modello occidentale post-sessantotto era, ed è, molto più efficace nel corrompere la morale e i costumi – obbiettivo primario dei globalizzatori – rispetto al modello comunista, che in un certo modo aveva ibernato la società
(3), anche per salvaguardare un potere ormai conquistato (4) e che per la sua brutalità, diversa dalla vaselina narcotizzante dell’americanismo, periodicamente suscitava reazioni molto forti. Tanto valeva esportarlo nel blocco comunista (il progetto degli iniziati, che prevedeva un mondo comunista, fu evidentemente cambiato verso la fine degli anni Sessanta).

Non vogliamo banalizzare il comunismo, vera e propria religione laica, alla quale hanno creduto sinceramente milioni di persone, in buona fede, e tentazione eterna dell’uomo, come brillantemente documentato da Safarevic nel suo Il socialismo come fenomeno storico mondiale
(5). Un regime non si regge per 70 anni, anche con grandi risultati di espansione esterna, se non è supportato da un consenso cospicuo, pur minoritario. Con il comunismo l’unico proprietario è lo Stato; chi controlla lo Stato controlla tutte le ricchezze. Ma queste ricchezze dovevano comunque  sostenere il mantenimento di centinaia di milioni di persone. Da qui, con l’eliminazione dei regimi e dei loro sostenitori, la prospettiva, in parte realizzata, del saccheggio di immense risorse, forse, in URSS, fermata da Vladimir Putin.

Si può fare un parallelo con quanto sta accadendo nel mondo islamico?

A dicembre 2010, in Tunisia, dopo il suicidio di due giovani, novelli Jan Palach, esplodono manifestazioni di piazza che dopo morti e feriti fanno cadere il presidente Ben Alì. Lo stesso avviene in Egitto, con la caduta di Hosni Mubarak. Ci sono moti di protesta anche in Algeria, ma il regime tiene.

La Libia rappresenta un caso diverso, forse è in atto un colpo di Stato che alimenta una guerra civile con presenza – scarsa perché comunque il regime di Muammar Gheddafi paternalisticamente distribuisce una certa ricchezza – di rivoltosi dalle stesse connotazioni sociologiche dei giovani degli altri Paesi islamici. Ciò perché dal regime di Gheddafi si staccano pezzi importanti appartenenti all’esercito, alla diplomazia ed all’amministrazione pubblica. Si sono mai viste folle di civili che resistono a bombardamenti aerei? A carri armati? A militari di professione?

Il denominatore comune delle rivolte è generazionale; l’età media degli insorti è di 24 anni, così come la maggior parte della popolazione di quei Paesi è sotto i 30 anni. Dagli albori dell’umanità le guerre, le rivoluzioni, le fanno i giovani, addirittura gli adolescenti, come ha ben illustrato Blondet, qualificato studioso delle dinamiche giovanili, in tanti libri ed articoli; i giovani hanno forza fisica, coraggio, rabbia, l’incoscienza di chi non ha nulla da perdere. I giovani nordafricani sanno usare la rete e le tecnologie digitali, sono rivoluzionari intrinsecamente legati alla modernità. Con cellulari fanno video, scattano fotografie, utilizzano i social network, facebook compreso.

Video e fotografie fatte col cellulare e diffuse in rete raggiungono in un attimo migliaia di persone. Sembrano i nostri sessantottini, figli della borghesia (e a Milano, lo abbiamo constatato, anche dell’alta borghesia) che sazi di tutto e corrotti nell'ideologia e nei costumi sono stati avviati alla rivoluzione. Questi moti inoltre sembrano laici e non religiosi. Non si vedono bandiere islamiche, ma bandiere nazionali. Cambiano i rais, chi ha la titolarità del potere, chi mette la faccia, i loro stretti collaboratori, le loro forze di sicurezza, legati più al leader che alla nazione.

Ovunque però sembra che le Forze Armate abbiano i rispettivi Paesi sotto stretto controllo. Sarebbe importante indagare il ruolo della massoneria in ambito militare, i cui temi-chiave, nel mondo islamico, sono l’istruzione, la riforma dello Stato e la pianificazione famigliare, con annessi contraccezione ed aborto. L’esempio dell’esercito turco, ai vertici interamente laico, è inquietante. In un Paese, al 98% islamico, comanda una piccola setta probabilmente dunmeh (cioè ebrei falsamente convertiti all'islam)
(6).

E noi sappiamo chi controlla la Massoneria.

Le rivolte trovano facile pretesto anche in gravi disagi sociali e povertà, dovuti al saccheggio delle risorse dei Paesi, di cui approfittano solo alcuni; da sempre economie a favore dei diritti delle élite, da sempre sistemi politici ed economici non progettati per lo sviluppo dei Paese ma per permettere ai pochi privilegiati di accumulare ricchezze per sé, le loro famiglie, i loro protetti
(7). Ciò però è sempre avvenuto senza che accadesse niente. E anche adesso, più che pane, sembra che i rivoltosi chiedano diritti, libertà, uguaglianza,  fraternità e giustizia.

E’  da qualche anno che notavamo un forte cambiamento di umore nei confronti dell’islam, indotto da chi crea stati d’animo (état desprit), opinioni, che poi diventano largamente maggioritarie; si era passati da un clima persecutorio - culminato con la legge n. 205 di Nicola Mancino dell’aprile 1993
(8) - nei confronti di chi avesse osato solo criticare, tra le altre religioni, anche l’islam, all’arruolamento in massa di intellettuali [i cosiddetti neocon; in Italia pescati soprattutto in ambito cattolico moderato, non noti per il loro coraggio; qualcuno li avrà tranquillizzati] che hanno cominciato a sparare a zero sull’islam con tutti i mezzi a disposizione, compreso il cinema.

Dall’11 settembre 2001 in poi il clima anti-islamico in Occidente è diventato parossistico, anche grazie all’invenzione del fondamentalismo islamico. E’ memoria comune, se si vuole riflettere con onestà, che il fondamentalismo islamico data dal 1979, anno del ritorno di Ruhollah Khomeyni in Iran, dopo cioè oltre 1.300 anni dall’affermazione dell’islam. C’erano state, è vero, le violenze, spietate e brutali, dell’espansionismo imperialistico arabo prima, turco poi, nulla di diverso però da quanto fatto da altri popoli nella storia; àmbiti marginali di estremismo, quali quello degli Ismaeliti (nati in Iran nel 1090)
(9) o dei Fratelli Musulmani (nati in Egitto nel 1928, la cui carica di violenza si è quasi sempre riversata contro altri islamici perché ritenuti moderati) non possono essere generalizzati.
I nostri vecchi ricordano di aver percepito l’intero mondo islamico, dal Marocco all’Indonesia, come una colonia europea, dove poche truppe mantenevano il controllo di interi Stati e delle rispettive popolazioni. La nostra stessa esperienza diretta ci mostra che milioni di immigrati islamici in Italia rappresentano un problema per l’ordine pubblico inferiore a quello rappresentato da una qualunque curva calcistica di divisioni inferiori. Khomeyni incarnava la punizione dell’Occidente nei confronti dello Scià, reo di aver fatto dell’Iran una grande potenza militare, economica e modernizzante.

Sul presunto fondamentalismo islamico è inutile dilungarsi ulteriormente; nell’archivio del giornale ci sono centinaia di articoli di Blondet che ne illustrano esaurientemente i tratti, dall’Istituto Tavistock
(10) agli attentati false flag, alle bombe messe surrettiziamente nelle auto di ignari islamici che, grazie all’innesco con telefono cellulare, diventano eroici involontari kamikaze.

Torniamo alla domanda sopraesposta: Si può fare un parallelo con quanto sta accadendo nel mondo islamico?

E’ in atto un progetto di liquidazione dell’Islam, ultimo baluardo umano - è triste ammetterlo da cattolici –, per la sua coriacea refrattarietà al mondo moderno, all’istaurarsi del Nuovo Ordine Mondiale.

Due sono le ipotesi: la prima è che l’ebraismo controlli l’islam, essendo il secondo una creazione del primo finalizzata all’obiettivo di scardinare l’Oriente e l’Europa cattolica
(11); e se così fosse, come avvenuto per il comunismo, il compito dovrebbe riuscire più facilmente. Il creatore elimina la creatura. E’ un’ipotesi per approfondire la quale è opportuno dare la parola ad un grande studioso quale don Curzio Nitoglia:

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«Le origini dell’islam

Diversi anni or sono
(1991) scrissi un articolo sui rapporti tra giudaismo e islam (ripreso in Per padre il diavolo’, SEB, 2002, pagine 295-312), in cui sposavo totalmente lipotesi di padre Théry o. p. Ora ristudiando il problema mi sono imbattuto in una letteratura più recente, che perfeziona e corregge - in parte - lo scritto del succitato padre domenicano, onde mi sento in dovere di riaprire il dibattito e aggiustare il tiro’. Edouard-Marie Gallez ha scritto recentemente un interessante libro (in due volumi) sulle origini dellislam (‘Le Messie et son prophète. Aux origines de lislam, Parigi, Èdition de Paris, 2005) che compie un notevole passo avanti nella ricerca delle fonti della religione musulmana. Negli anni Cinquanta il domenicano padre Gabriel Théry (1891-1959) sotto pseudonimo di Hanna Zakarias (‘De Moise à Mohammed. Lislam entrepise juive, Parigi, Cahors, 1955) aveva avanzato unipotesi secondo la quale il Corano primitivo sarebbe stato il frutto dellinsegnamento orale dato a Maometto soprattutto dai rabbini talmudisti ortodossi ed anche (ma in misura minore) dai cristiani eretici [nestoriani e giacobiti (I)], che si trovavano in Arabia nel VII secolo (soprattutto a Medina e pure a La Mecca e a Taif, anche se in minor numero).

Il Corano - secondo il Théry - sarebbe stato una sorta di sunto del Pentateuco di Mosè, scritto e interpretato da Maometto ad uso del mondo arabo, che poi  faceva proprie le tendenze del progetto politico di dominio universale del rabbinismo, ma le trasferiva dal giudaismo a se stesso. Purtroppo non esiste nessun manoscritto del Corano anteriore al IX secolo (il più antico di essi si trova a Istanbul nel museo Topkapi). Tuttavia il professor Sergio Noja Noseda, uno dei più illustri arabisti contemporanei, stava lavorando ad un ambizioso progetto, concepito con lillustre arabista francese François Déroche: ledizione critica del Corano. Egli stava confrontando i manoscritti più antichi e il lavoro era ricco di sorprese e soddisfazioni’ (Armando Torno, Il Corriere della Sera, 2 febbraio 2008, pagina 44), ma moriva tragicamente investito da unauto, mentre stava rincasando, il 31 gennaio 2008. Con laccordo dellAccademia di Francia il Noja si era recato nello Yemen, dove - dopo decenni di chiusura - aveva avuto uno speciale decreto presidenziale con il permesso di fotografare e pubblicare alcuni manoscritti conservati alla Casa dei Manoscritti a Sana, nonché il permesso di prelevare alcuni campioni della preziosa pergamena
(che è considerata il più antico manoscritto del Corano, nda) per la datazione con il carbonio 14.

Era apprezzato dai prìncipi arabi
, ministri ed ambasciatori ed era uno dei pochi arabisti che sapeva muoversi in campo internazionale’ (Giuliana Malvezzi, ‘Ricordo mondo-arabo, 3 febbraio 2008). La sua morte lascia il lavoro in sospeso, forse non si riuscirà più (almeno per ora, anche perché negli anni Trenta un arabista tedesco che si stava cimentando nello stesso sforzo, perì di morte cruenta, scivolando in un burrone di alta montagna, come soleva ricordare il Noja, prima che una sorte analoga toccasse anche a lui…) ad avere la edizione critica del Corano e ad arrivare alla tesi certa sulla sua composizione ed origine.

Nel 1977 Patricia Crone & Michael Cook
(‘Hagarism. The making of the islamic world, Cambridge University Press), dopo aver visionato le ultime scoperte archeologiche dellepoca, hanno dato una spiegazione secondo la quale lislam sarebbe nato in Siria e il Corano attuale non sarebbe un documento storicamente autentico del Seicento dopo Cristo. Confermando in ciò lipotesi di padre Théry che aveva parlato di un Corano primitivonon corrispondente a quello attuale. La Crone ha poi pubblicato nel 1986 assieme a Martin Hinds un altro libro (‘Gods Caliph, Cambridge University Press) ed un ultimo nel 1987 da sola (‘Meccan trade and the rise of islam, Oxford, Blackwell); questi volumi - molto accurati - insistono sul fatto che la teologia islamica dopo il Mille (al-Ghazàli) impedisca di studiare il testo del Corano da un punto di vista storico-filologico e quindi rende impossibile allo studioso accedere a delle prove certe che lo possano far giungere da unipotesi condizionale ad una tesi certa e indicativa. Specialmente la Crone ha aperto la strada a numerosi altri ricercatori, per esempio a padre Antoine Moussali (+ 2003) che è riuscito a ristabilire il testo di alcuni versetti coranici e li ha separati da aggiunte posteriori e ha asserito che il Corano originario sarebbe stato una sorta di lezionario usato da una setta di giudeo-cristiani (o cristiani venenti dal giudaismo o giacobitismo, i quali credevano che per salvarsi non bastasse la fede in Cristo e le buone opere, ma occorresse osservare il cerimoniale dellAntico Testamento) ed era una traduzione dallaramaico in arabo fatta tra il 610-630 di cui parla il Corano odierno stesso, nel suo testo ufficiale. A questo Corano primitivo, i califfi arabi avrebbero aggiunto un testo composto da una compilazione di scritti in arabo, che rimaneggiato poco alla volta, divenne il Corano attuale, durante il Settecento. Anche altri autori hanno seguito tale pista (A-L. De Prémare, ‘La fondation de lislam, Parigi, Seuil, 2002; Idem, ‘Aux orìgines du Coran, Parigi, Téraèdre, 2004). Quindi (diversamente da quanto ipotizzato da padre Théry alias Hanna Zakarias) lautore del Corano primitivo non sarebbe un rabbino ortodosso che avrebbe ispirato Maometto, ma una setta di giudaizzanti o giudeo-cristiani, come sostengono gli studiosi più recenti testè citati, i quali - tuttavia - mantengono ferma lipotesi del Théry di due Corani, uno primitivo e laltro odierno, assai diversi tra loro.

Occorre tenere presente che queste conclusioni sono anche esse solo un
ipotesi scientifica corredata da vari indizi, ma non ancora una tesi certa e provata (confronta Le Sel de la Terre, Avrillé, numero 55, hiver 2005-2006, pagine 282-293) alla quale stava giungendo il Noja. Quindi lipotesi di padre Théry è sorpassata da quella più recente della Crone e di de Prémare, onde:

a) se non si può affermare più con il Théry che Maometto sia stato influenzato da un rabbino rappresentante del giudaismo farisaico-talmudico ortodosso; e neppure che la moglie di Maometto (Khadigia) fosse ebrea (molti lo affermano ma non se ne trova alcuna prova neanche nella Encyclopédie de lislam, Brill, Leiden, 1961-1978); e nemmeno che Maometto fosse un proselite della portaossia un non (etnicamente) ebreo convertitosi al giudaismo religione;
b) invece è ancor oggi sostenibile lipotesi che vi sia un Corano primitivo (giudaizzante o giudeo-cristiano) diverso da quello attuale; i musulmani non sono arabi convertiti al giudaismo talmudico, ma influenzati dai giudaizzanti. Come si vede lipotesi iniziale di padre Thèry era ben fondata, ma andava perfezionata, non tutto in essa è inesatto, anzi vi sono molti elementi validi che sono stati ripresi dagli autori più recenti, ai quali padre Théry ha aperto la strada. Vi sono anche altri autori che hanno studiato il problema e, indipendentemente da padre Théry, sono giunti a conclusioni simili alle sue o addirittura a quelle della Crone e del de Prémare.

Essi sono
:

1) Edouard Pertus (‘Connaissance élémaintaire de lislam, AFS, Parigi,1991, pagina 24) secondo il quale Maometto avrebbe frequentato a La Mecca alcuni giudaizzanti e ciò spiegherebbe sia la negazione della divinità di Cristo ma anche laffermazione del suo essere profeta, diversamente dal giudaismo talmudico che nega la bontà del profeta Cristo il quale sarebbe solo un impostore.

2) Bernard Lewis (‘La rinascita islamica, Bologna, Il Mulino, 1991, pagine 187-225) che parla della vicinanza teologica (pur con marcate diversità) tra giudaismo e islamismo, spesso uniti contro la cristianità. Lo stesso Lewis.(‘Gli ebrei nel mondo islamico, Firenze, Sansoni, 1991, pagine 72-73; 82-88; 204); parla - citando padre Théry - di analogie tra ebraismo e islam e di una contrapposizione tra giudaismo e cristianesimo (sulla Santissima Trinità e divinità di Cristo) molto più forte di quella esistente tra ebraismo e islamismo (monoteismo unitariano e negazione della divinità di Gesù). Mentre tra cristianesimo versus giudaismo o islam, la distanza è più forte con il giudaismo il quale non solo nega la Trinità e la divinità di Cristo ma lo reputa un impostore, invece lislam lo ritiene un profeta (non Dio ma neppure un imbroglione’).

3) S. Goitein (‘Ebrei e Arabi nella storia, Roma, Jouvence, 1980, pagine 59; 63-69; 74-76) ammette che la presenza ebraica a Medina fu in grado di far accettare agli arabi allora politeisti il rigido monoteismo antitrinitario del giudaismo. Egli scarta, però, la tesi dellinflusso giudaizzante o del giudeo-cristianesimo sullislam e sposa quella del talmudismo stretto. Ma si tenga presente che il suo libro è solo degli anni Ottanta, mentre gli altri autori sono più giovani di un decennio.

4) R. Bouman, (‘Il Corano e gli ebrei, Brescia, Queriniana, 1992) spiega le cause che portarono alla rotturatra Maometto e giudaismo, ossia mentre Maometto da una parte aveva ricevuto sostegno e istruzione dai giudaizzanti, dallaltra parte voleva rivolgersi agli arabi e non agli ebrei. Egli in parte segue alcune prescrizioni ebraiche (circoncisione, niente carne suina, preghiera inizialmente verso Gerusalemme),  fatte proprie anche dai giudaizzanti, ed in parte dà loro un contenuto nuovo adattandole alla mentalità araba. Il suo attaccamento allidentità araba, purgata dal politeismo, lo ha portato ad allontanarsi sempre più dal giudaismo o dai giudaizzanti.

5) Vittorio Messori (‘Pensare la storia, San Paolo, 1992, pagina 624) scrive: ‘La polemica ebraica è convinta che il Vangelo in se stesso costituisca una fonte perenne di ostilità antigiudaica. (…). Lislamismo non è invece considerato rischioso per gli ebrei (…). Per il passato vi fu uno stretto legame tra islam ed ebraismo in funzione anticristiana’. Egli conclude che lo scontro tra Stato dIsraele e Palestina e poi mondo arabo, non ha nulla di teologico ma è una questione politica-sociale-economica: linvasione e l’esproprio della terra dei palestinesi da parte del sionismo.

Come si vede il dibattito sulle origini dell
islam è ancora in fieri ma si sono fatti passi in avanti enormi a partire dal 1955 con padre Théry sino alla tragica morte di Sergio Noja Noseda (2008) che era giunto alla prossimità delledizione critica del Corano, la quale solo avrebbe potuto darci le risposte certe, che le succitate ipotesi sollecitano. Comunque lipotesi di un influsso notevole dei giudaizzanti su Maometto e lislam è sempre più comune tra gli arabisti attuali. Se qualcuno vuol saperne di più può proseguire (qualora ne abbia le capacità scientifiche e filologiche che io non possiedo) il lavoro iniziato dal Noja, ma deve tener presente che molto probabilmente non lo porterà a termine… nel nome di Dio clemente e misericordioso’.

Don Curzio Nitoglia

(I) Il Nestorianesimo è uneresia cristologia del V secolo, che rompeva lunità di Cristo ponendo in Lui due soggetti uno divino ed uno umano, Cristo è innanzitutto uomo perfetto, ma in Cristo uomo cè il Verbo che inabita nella sua umanità come in un tempio, né più né meno come in ogni cristiano che vive in grazia di Dio. Tale eresia che in pratica nega la divinità di Gesù Cristo, anche se in teoria distingue due soggetti in Lui di cui uno divino,  fu condannata al Concilio di Efeso (431 dopo Cristo). Il Giacobitismo è uneresia dei discepoli estremisti e deviati di San Giacomo apostolo (+ 62) il quale nel Concilio di Gerusalemme (49 dopo Cristo) aveva sostenuto che la sola fede in Cristo con le buone opere basta a salvare le anime, ma aveva chiesto per gli ebrei convertitisi al Vangelo una speciale deroga la quale permettesse loro di osservare alcune cerimonie legali mosaiche soprattutto alimentari, onde non ferirli o scandalizzare i deboli. I suoi discepoli degeneri ritornarono alleresia giudaizzante o giudeo-cristiana che pretendeva essere necessario per salvarsi la circoncisione e losservanza stretta della legge cerimoniale veterotestamentaria. Essi furono debellati dai primi Padri ecclesiastici nel II-III secolo
».

----------------------------------------------- fine articolo citato ----------------------------------------------

Ipotesi affascinanti, che rendono plausibili certe rivelazioni oltre che sulla conversione finale degli ebrei anche su quella degli islamici, al momento, quest’ultima, irrealistica se non a seguito di grandi eventi quali quello del disvelamento, con prove, dell’inganno.

Se tali studi fossero fantasiosi, privi di scientificità, siamo ugualmente in presenza di un tentativo di destabilizzazione, in questo caso molto arduo e complesso per via del rapporto intenso con la fede vissuto dai popoli islamici, rafforzato anche dalla stupida aggressione dell’Occidente che favorisce il loro compattamento.

Controllando comunque i mondialisti le èlite islamiche
(12), grazie alla Massoneria e alla corruzione economica e morale, è probabile riescano nel loro intento; i mezzi di pressione psicologica ci sono, sono collaudati ed efficaci ed hanno un potere di attrazione, soprattutto sui giovani, non solo sui giovani islamici, in ogni latitudine: per citarne alcuni la libertà sessuale, i consumi (moda occidentale compresa), la droga, il benessere, la musica, la tecnologia.

Dio ricava dal male il bene e, come ha scritto Blondet, unico fra gli intellettuali cattolici, ha probabilmente riservato all’islam il ruolo provvidenziale di ultimo custode
(13) dei luoghi santi (14) in opposizione alla ύβρις [hubris, arroganza cioè superbia ovvero orgoglio, il peccato per cui Lucifero è stato gettato negli inferi, nota di AlexFocus] sionista (15).

Come ultima riflessione ci si potrebbe chiedere perchè, controllando già a piacimento la maggior parte dei leader del mondo islamico, i globalisti li stiano sovvertendo.

I vantaggi di questa operazione sono molteplici: si fanno prove generali per verificare i risultati delle azioni di condizionamento su esposte, si intimidiscono le elitè perché non sgarrino, o si sostituiscono le stesse con elementi più fedeli e gestibili in modo che ci siano meno intermediari nel saccheggio delle ricchezze, si impoveriscono Paesi, che comunque sono considerati nemici, in modo che non superino certe soglie di benessere
(16).

Infine, con la scusa delle sommosse, si prospetta già un’emergenza-immigrazione, l’emergenza umanitaria, un esodo di milioni di nordafricani che daranno il colpo di grazia a quello che resta dell’Europa. Ci domandiamo: chi e perché dovrebbe emigrare, rispetto a prima? Non crediamo gli oppositori ai regimi attuali; stanno vincendo, perché dovrebbero emigrare? Non certo le nomenklature sconfitte; costoro hanno altre modalità per abbandonare la nave che affonda; ve li immaginate un Ben Alì, o un Mubarak, o un Gheddafi, o ministri o generali vari, sui barconi?

Naturalmente chi osa solamente protestare è un negatore dell’olocausto.

Fabio de Fina 


1) Il simbolo paradigmatico di questi eventi, una sorta di monumento al Milite Ignoto che rappresentava i 600.000 caduti della Prima Guerra Mondiale, è stato l’abbattimento del Muro di Berlino.
2) La NEP fu un sistema di riforme economiche, in parte orientate al libero mercato, che ripristinò la proprietà privata in alcuni settori dell’economia, in particolare nell'agricoltura. Veniva introdotto il concetto di autosufficienza e di autonomia aziendale e si permetteva, per la prima volta, ai contadini, di vendere i propri prodotti sul libero mercato nazionale, fatta salva la parte che spettava allo Stato.
3) Caduto il comunismo si materializzavano infatti, come usciti da una macchina del tempo, giovani zaristi, fascisti, nazisti, ultraortodossi, cattolici tradizionalisti, pagani, etc.
4) Per esempio in Italia il PCI e la sinistra, parlamentare ed extra, distruggevano la scuola, per poter contare su masse giovanili ignoranti e stupide, più facilmente condizionabili; in URSS invece la scuola era giustamente selettiva e meritocratica al massimo grado.
5) Effedieffe, 1999.
6) Su questo tema è essenziale la lettura di Cronache dellanticristo, di Maurizio Blondet, Effedieffe, 2001.
7) Soprattutto oggi, grazie ad abbondanti risorse naturali, turismo compreso, i dividendi che si spartisce l’elitè sono enormi; l’unico leader che investiva nella crescita e nel benessere del suo popolo è stato Saddam Hussein; abbiamo visto la fine che ha fatto.
8) Con la Legge Mancino si arriva al paradosso che, se si sostiene che la religione cattolica è la sola vera religione, si può essere perseguiti penalmente.
9) Vedi Pio Filippani Ronconi, Ismaeliti e assassini’, Il Cerchio.
10) Immaginiamo un bambino palestinese, che ha visto il padre e la madre picchiati, la casa devastata, i suoi ulivi, forse unica fonte di sostentamento, sradicati da soldati israeliani; diventato un ragazzetto è avvicinato da un uomo, che parla la sua lingua, con le sue stesse fattezze fisiche, che gli ricorda il passato e che gli dice che è giunto il momento di vendicarsi… come fa il ragazzetto a resistere?
11) Sulla distruzione e susseguente vampirizzazione delle cristianità orientali, all’epoca della conquista islamica molto più importanti di quelle occidentali, si veda il fondamentale studio di Christopher Dawson (1889-1970, anglicano convertito al cattolicesimo) Il cristianesimo e la formazione della civiltà occidentale, Rizzoli, Milano, 1997.
12) Basti pensare alla monarchia saudita (l’Arabia dovrebbe rappresentare una sorta di Vaticano, per l’islam) talmente filoamericana da ospitare 500.000 soldati dell’Occidente durante la prima aggressione a Saddam (1990).
13) Vari eventi storici hanno indebolito le nazioni cristiane preservando l’islam; il distacco del mondo orientale dall’ecumene cattolico con l’ortodossia (unite Europa cattolica e mondo slavo avrebbero creato un blocco umano e militare irresistibile); l’ulteriore indebolimento dell’Europa dovuto alla rivolta protestante; quando poi, dall’Ottocento, l’Europa era diventata una potenza quasi extraterrestre rispetto al resto del mondo, essa non era più cristiana e non era interessata alla rievangelizzazione dei popoli divenuti islamici, ma solo a saccheggiarli economicamente.
14) Se non per un valore simbolico ed affettivo i luoghi santi non interessano ai cattolici perchè, superato il formalismo ritualistico ebraico, sanno che il sacerdote consacra le specie eucaristiche a Roma, come a Tokyo, o a Sidney, o a Buenos Aires, o a New York.
15) Vedi I fanatici dellApocalisse, di Blondet.
16) L’Egitto, ha visto crollare la fonte principale delle sue entrate e cioè il turismo.

martedì 1 marzo 2011
Napoli, 02/03/2011

Non sono solito riportare integramente da altri autori ma oggi devo rendere omaggio all'analisi spietata, affilata, visionaria (ma fondata su solide basi) che la grande Antonella Randazzo ed il suo team hanno fatto nell'ultimo numero della rivista  on-line "La Nuova Energia" a riguardo della crisi non solo economica ma, anche e soprattutto, sistemica prossima ventura. A lei ed a tutto il gruppo un abbraccio fraterno.

APPESI A UN FILO (Prepariamoci al meglio)

Di Antonella Randazzo


Profeti di sventura e profeti di povertà, a questo sono ormai ridotti, da tempo, le varie autorità che si riuniscono nei G20. Nell’ultimo appuntamento a Parigi, era evidente che nessuno dei presenti sapeva che pesci pigliare, proponendo le solite “ricette” di sventura, che hanno come
vittime i comuni cittadini.

Trichet indica spesso i provvedimenti a nostro favore (ma col dito sbagliato…)
Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha detto che per combattere la disoccupazione non bisogna aumentare gli stipendi, anzi, si devono abbassare. In Europa ci sono già milioni di lavoratori sfruttati, si vuole tirare ancora la corda?

Strauss-Kahn sembra pensare “Ma Tu pensi che ci crederanno..?”
Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss Kahn, ha avuto la faccia tosta di asserire che gli Stati europei devono rinunciare a parte della loro sovranità. Ancora di più? E a favore di chi? Ovviamente di chi ha creato questo sistema criminale. Per usare una metafora, la medicina da dare al malato dovrebbe essere un potente veleno.

E’ ovvio che anche Strauss Kahn rappresenta il gruppo di potere che annaspa, e mostra la pazzia di chi sta vivendo nella disperazione perché il suo potere sta scemando.
Strauss Kahn ha persino criticato e definito “scandalose” le banche d’affari inglesi e statunitensi, e dovremmo credere alla sua buona fede, sapendo che l’Istituto che lui rappresenta è da sempre strettamente colluso con gli ambienti che denuncia. E’ assai più ragionevole pensare che questa
denuncia è fatta per suscitare fiducia, quella fiducia che i cittadini non hanno più. Questo stesso personaggio appartiene al gruppo che avrebbe voluto un “governo mondiale”, con a capo fantocci a sostegno del gruppo di banchieri-affaristi.

Ma cosa sta succedendo? Gli stessi banchieri denunciano le banche, cercando di continuare un inganno che però sta venendo sempre più a galla.
La realtà è che l’enorme flusso di capitali, in gran parte speculativi, prodotti da Wall Street e dalla BCE, hanno conferito al gruppo di potere occidentale la possibilità di creare un meccanismo infernale, che ha prodotto effetti devastanti sull’intera economia globale, che di tanto in tanto ha dovuto gridare alla “crisi”, oppure alle necessità di “ristrutturazioni o risanamento”. Ma ormai da diversi anni le cose stanno cambiando, e a nostro favore.

Il gruppo di potere e i suoi fantocci oggi si trovano in grosse difficoltà, perché non sono più in grado di controllare i meccanismi che loro stessi hanno innescato.
Com’è possibile essere certi che l’attuale modello finanziario, che ha aspetti assurdi e paradossali, sta crollando? E’ possibile appurarlo da molti elementi accaduti proprio negli ultimi tempi.
Talvolta certe verità sono sotto gli occhi di tutti, ma soltanto pochissimi le vedono. La propaganda massificante ha proprio l’obiettivo di rendere gli individui incapaci di vedere cose che talvolta passano loro proprio sotto il naso.

Cosa sta accadendo negli ultimi tempi?
Da recente, qualcuno ha parlato di “sistema ormai ridotto ad uno zombie”, qualcun altro di un vicolo cieco. Di certo il nostro sistema finanziario non gode affatto di buona salute, e ci sono molti fattori che lo mostrano in grave declino, come cercasse di andare avanti su una strada sempre più
ripida.
In molti Paesi le banche sono nel mirino della giustizia e alimentano molta rabbia da parte dei cittadini.
Nel nostro paese, diversi enti locali si sono rivolti ai tribunali per denunciare la truffa dei contratti derivati.

Le banche J. P. Morgan Chase & Co., UBS e Bank of America si sono rivolte al tribunale di Londra per cercare di girare la frittata e far apparire colpevoli le diverse amministrazioni comunali e le regioni Lazio, Toscana e Piemonte. Lo scorso maggio, Dexia Crediop e Depfa hanno ottenuto che
si avesse un processo contro la città di Pisa, e lo scorso ottobre UBS ha presentato una denuncia contro un comune tedesco ad un giudice di Londra. Si tratta di tentativi di prevalere nonostante sia ormai evidente che i derivati sono prodotti basati sull'usura e sul gioco d'azzardo. I banchieri sembrano sempre più sull’orlo di una crisi di nervi, e si accorgono che le persone stanno riconoscendo la natura delle istituzioni bancarie. Persino l'intelligence italiana ha sostenuto che i 32 miliardi di derivati degli enti locali rappresentano un problema simile ad una “minaccia alla
sicurezza nazionale”.

Altri casi di denuncia stanno emergendo in Europa. In Germania, la Caritas ha denunciato Kommerzbank per frode. La banca aveva consigliato all'ente umanitario di investire mezzo milione di euro in cartolarizzazioni ad alto rischio, tra le quali c’erano i mutui subprime americani,
costringendo la Caritas a perdere metà dei soldi investiti.
A Milano si sta svolgendo il processo alle banche Depfa, Deutsche Bank, Morgan Stanley e J. P. Morgan per la truffa dei derivati.
Secondo il procuratore aggiunto Alfredo Robledo il problema dei derivati ha ridotto l’Italia in una situazione peggiore della Grecia. Spiega:

L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea in cui gli enti locali hanno stipulato contratti di questo tipo (swap) con le banche (contratti che sono come) tante bolle di sapone in seno a Comuni, Province e Regioni e se scoppiano non si sa cosa accadrà”.[1]

[1] DNews, 20 maggio 2010.

Per quanto riguarda il processo alle banche accusate di avere avuto un ruolo nella vendita di Titoli della Parmalat, la procura di Milano ha chiesto complessivamente la confisca di oltre 120 milioni di euro: questa sarebbe la somma che le banche avrebbero lucrato. Inoltre, ogni banca dovrà essere
condannata ad una sanzione penale di 900mila euro, in considerazione della legge sulla responsabilità giuridica delle società. Per i manager, sono state chieste condanne a un anno e ad un anno e quattro mesi.

Di certo, oggi più che mai, i cittadini sono indotti ad essere consapevoli di cosa sono davvero quelle istituzioni chiamate banche, e di come esse siano lontane da quell’alone di rispettabilità e di autorevolezza creato attorno a loro dal sistema stesso.
La Procura federale di New York ha avviato un’indagine sulle società quotate a Wall Street, con l’intento di far emergere eventuali truffe. Oggetto di analisi sono Citigroup, J. P. Morgan Chase, Deutsche Bank, UBS, Goldman Sachs e Morgan Stanley.

Andrew Cuomo
Il procuratore di New York Andrew Cuomo sospetta che le banche abbiano fornito alle agenzie di rating false informazioni per ottenere valutazioni migliori.
Anche in Australia le banche sono sotto inchiesta. Ben 500.000 cittadini hanno dato vita ad una class action, accusando 12 banche australiane e straniere di diverse irregolarità, come oneri ingiustamente addebitati.
Oltre alle truffe, che danno ulteriore consapevolezza ai cittadini circa il sistema finanziario, c’è anche il grave problema dello “sfaldamento”, graduale ma sempre più intenso, di un modello economico-finanziario che non è basato sul benessere dei cittadini, e nemmeno sulla loro sovranità,
ma sull’inganno e sulla dissimulazione.

Questo modello ha in sé stesso le caratteristiche che lo faranno crollare.

Infatti, non si può pensare che un modello che punta a ridurre in miseria gran parte degli abitanti del pianeta e che è basato sul nulla possa durare per sempre. Né si può credere che le menzogne possano essere sempre tenute segrete. Ci sarà il momento in cui le cose crolleranno, e da diverse
caratteristiche del periodo attuale si può inferire che forse questo momento è più vicino di quello che sembra. Ad ogni modo, lo “zombie” potrà reggere soltanto pochi anni.
Allo stato attuale, c’è già molto caos: i banchieri non sono più in grado di controllare tutte le caratteristiche del modello che loro stessi hanno voluto.

E non possono certo controllare il comportamento di tutti i popoli, che stanno rifiutando i governi che sanno essere corrotti.
Tra non molto, chi rappresenta la Federal Reserve o altri “zombie” finanziari, probabilmente non se la passeranno tanto bene. Le proteste dei cittadini di diversi paesi non sono soltanto proteste contro i governi, ma anche proteste contro il sistema che ha impoverito i popoli. I problemi sollevati dai cittadini greci e irlandesi non sono certo stati risolti sollevando il problema della “crisi” ed elargendo prestiti-truffa. C’è a monte un enorme problema di crollo. L’idea dell’Europa e degli Usa
sull’orlo del fallimento, per molti autorevoli studiosi non è un’idea bizzarra ma una realtà.

Per molti anni le società transnazionali e i grossi gruppi bancari hanno tirato la corda, e oggi si sta spezzando. C’è persino uno studio della CIA che prevede un crollo, e la successiva suddivisione dell’Unione Europea in tre aree entro il 2025: una più “evoluta” con Germania, Francia, Italia,
ecc.; un’altra con paesi ritenuti meno “sviluppati” come Spagna, Grecia e Portogallo; e una terza formata da Paesi poveri: Croazia, Bulgaria, Romania, ecc.
Ma non è detto che il “crollo” del sistema possa garantire un seguito al sistema stesso, specie in tempi in cui molte persone sanno che il modello attuale non può di certo permettere lo sviluppo economico di parecchi paesi (compreso il nostro). Sono sempre di più le persone che comprendono la vera realtà, e questo fa diminuire il potere del gruppo dominante.
Non si tratta di “complotti” o di “disastri”, semplicemente il sistema finanziario è giunto a capolinea. E se qualcuno dubita, provi ad analizzare attentamente quello che sta accadendo oggi, e che, a detta di molti autori, continuerà nei prossimi 2-3 anni.

La finanza mondiale è appesa a un filo, e non ci vuole la sfera di cristallo per capirlo. Oggi nessun governo o gruppo di famiglie è in grado di controllarla. E sapete perché? Perché questo sistema si basa su un non-valore.
Ovvero: non su un valore vero, quantificabile e oggettivabile. E’ basato sulla fiducia dei popoli, carpita con l’inganno. Inoltre, è diventato sempre più irreale, fittizio e complesso, giungendo a perdere ogni legame con la realtà umana. Il risultato è che sempre più persone hanno capito la
truffa, e si sta diffondendo in moltissimi paesi l’idea di elaborare un modello diverso, fondato su convenzioni provenienti dal sociale, o su accordi basati su parametri verificabili, come il lavoro o un metallo prezioso.

Negli ultimi anni, i popoli sono stati piegati dalla cosiddetta “globalizzazione”, ovvero il saccheggio delle risorse. L’Unione Europea, per meglio saccheggiare, ha sostenuto l’unione monetaria, che ha
impoverito tutte le aree interessate e ha creato “crisi”.
Per scongiurare il pericolo del crollo, si è posta speranza sui Credit Default Swaps (CDS), che salgono nel caso di crolli finanziari. Le agenzie di rating credono di risolvere il problema declassando titoli di Stato quando si vede che un paese è a rischio, e poi si cerca di dissanguarlo ancora con altri prestiti. Si è già creato un circolo vizioso: i derivati vengono utilizzati con lo scopo di portare alcuni paesi sul lastrico, e poi si interviene con altro denaro per accrescere il potere su quel paese e impossessarsi delle sue ricchezze.

Il problema è che quei soldi sono sottratti ai popoli, già oberati da un alto debito pubblico e dai tagli alla spesa pubblica. Significa, in concreto, creare altra disoccupazione e povertà.
Si potrà andare avanti all’infinito? Ovviamente, no.

Il crollo finanziario definitivo, avvenga quest’anno o nei prossimi, risulterà necessario sia perché l’attuale modello non è per nulla sostenibile, sia perché le politiche iniziate col periodo della “globalizzazione” hanno creato bolle speculative e prodotti di Borsa che daranno il colpo di grazia.
Rendere l’economia “virtuale”, se da un lato ha avuto il merito di semplificare e rendere più veloci diversi aspetti delle società, dall’altro ha provocato una pericolosa distanza dal mondo concreto, decretando fratture che non possono che degenerare fino al crollo.
I prodotti di Borsa “tossici” sono diversi, e sono stati utilizzati sia per creare la “crisi” greca che quelle islandese e irlandese. Ma anche altri paesi, come la Gran Bretagna e il nostro paese, sono stati saccheggiati a causa di questi prodotti. In Gran Bretagna, migliaia di comuni e 8 municipalità di Londra si sono ritrovati con i conti correnti “ripuliti”.

Le bolle speculative e i prodotti-truffa di Borsa hanno sempre ripercussioni nella società: pressione fiscale, inflazione, disoccupazione, crollo produzione, esportazioni, ecc.
Gli eventi, anche quelli che appaiono improvvisi, hanno sempre una base già identificabile prima che accadano. Il Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB – n. 51) spiega:

Il 2011, secondo il nostro gruppo, segnerà il momento determinante in cui queste misure palliative vedranno dissolvere il loro effetto anestetizzante, mentre emergeranno brutalmente le conseguenze dello smembramento sistemico di questi ultimi anni. Riassumendo, il 2011 sarà segnato da una serie di shocks violenti, che faranno esplodere le false protezioni realizzate a partire dal 2008 e che  porteranno via ad uno ad uno “i pilastri" sui quali riposa da decenni “il muro del dollaro". Solo i paesi, le comunità, le organizzazioni e gli individui che da tre anni hanno realmente tratto una lezione dalla crisi in corso, al fine di allontanarsi il più rapidamente possibile dai modelli, dai valori e dai comportamenti pre-crisi, attraverseranno indenni quest’anno; gli altri saranno trascinati via nel flusso di difficoltà monetarie, finanziarie, economiche, sociali e politiche che il 2011 riserverà loro… Se il nostro gruppo ritiene che il 2011 sarà l’anno peggiore a partire dal 2006, data dell’inizio delle nostre pubblicazioni sulla crisi sistemica, è perché siamo all’incrocio di tre sentieri che portano tutti verso il caos mondiale. Mancata la cura di fondo delle cause della crisi, dal 2008 il mondo non ha fatto altro che rinculare per poter prendere la rincorsa e saltarvi meglio.

 Il primo sentiero che la crisi può prendere per generare il caos mondiale, è semplicemente uno shock violento ed imprevedibile. La rovina del sistema internazionale è ormai in uno stato così avanzato, che la sua coesione è alla mercé di catastrofi di qualsiasi portata… L’innalzamento dei prezzi delle materie prime (alimentari, energetici,…) ci ricorda il 2008.
 E’ infatti nel semestre che precedette il crollo di Lehman Brothers e di Wall Street che è situato l’ultimo episodio di forti aumenti dei prezzi delle materie prime. E le cause attuali sono quelle di prima: una fuga dagli assets finanziari e monetari in favore di sistemazioni "solide". Allora i grandi operatori fuggivano i crediti ipotecari e tutto ciò che dipendeva da essi, così come il dollaro US; oggi fuggono l’insieme dei valori finanziari, i T-bonds (C) ed altri debiti pubblici.

Occorre dunque aspettarsi, tra la Primavera e l’Autunno del 2011 l’esplosione della bolla quadrupla dei buoni del tesoro, dei debiti pubblici, dei bilanci bancari e del settore immobiliare [americano, cinese, britannico, spagnolo,… e commerciale]; tutto ciò avendo come sfondo una guerra monetaria esacerbata… il contesto mondiale, in particolare l’aumento dei prezzi degli alimentari e dell’energia, sfocerà d’ora in poi in radicali shocks politico-sociali. L’altra realtà rivelata dal caso tunisino, è l’impotenza ‘dei padrini’ francesi, italiani o americani di impedire il crollo di un regime-amico.

Questa impotenza dei principali attori geopolitici mondiali, è l’altro sentiero che la crisi può utilizzare per generare un caos mondiale nel 2011. In effetti, si possono classificare le principali potenze del G20 in due gruppi, tra i quali il solo punto in comune è che non riescono ad influenzare gli eventi in modo decisivo. Da un lato c’è l’ Occidente moribondo con, da una parte, gli Stati Uniti, per i quali il 2011 dimostrerà che la loro leadership è solo un romanzo, che tentano di congelare tutto il sistema internazionale nella configurazione esistente all’inizio degli anni 2000; e poi c’è l’Eurolandia, ‘sovrana’ in gestazione, che è concentrata soprattutto sul suo adattamento al nuovo ambiente e sul suo nuovo stato di entità geopolitica emergente, e che non ha dunque né la forza né la visione necessarie per pesare sugli eventi mondiali.

Dall’altro lato si trovano i paesi BRIC (con in particolare la Cina e la Russia, oltre Brasile ed India) che si dimostrano incapaci, per il momento, di prendere il controllo completo o parziale del sistema internazionale e la cui sola azione si limita a scalzare con discrezione ciò che resta delle fondamenta dell’ordine pre-crisi. Da ultimo, l’impotenza generalizzata a livello di Comunità internazionale rafforza non soltanto il rischio di shocks maggiori, ma anche il significato delle loro conseguenze. Il mondo del 2008 è stato sorpreso dallo shock violento della crisi, ma il sistema internazionale era paradossalmente meglio fornito per reagire, poiché organizzato intorno ad un leader incontestato.

Nel 2011 non sarà più così: non soltanto non c’è un leader incontestato, ma il sistema è esangue, come si è detto in precedenza. E la situazione è ancor più aggravata dal fatto che le società di molti paesi del pianeta sono sul bordo di un baratro, costituito dalla rottura sociale ed economica… La
Storia è di solito una ‘brava ragazza’. Dà spesso un colpo di avvertimento prima di spazzare via il passato. Questa volta essa lo ha dato nel 2008. Riteniamo che nel 2011 essa darà il colpo di ramazza [forse sarebbe più opportuno usare il termine “colpo di grazia”, nota di AlexFocus]. Solo gli attori che hanno compreso, anche in modo laborioso, anche in modo parziale, di doversi adattare alle nuove condizioni generate dalla crisi potrà resistere; per gli altri alla fine della strada c’é il caos.”[2]


I prodromi del crollo definitivo sono rappresentati dall’indebolimento e fallimento di grosse banche, dal crollo dei prezzi degli immobili, e dal crescente aumento del valore dell’oro e dell’argento. Nel 2008 le autorità, compreso Obama, non hanno creduto opportuno modificare il sistema finanziario, limitandosi a rimpinguarlo di denaro, che rappresentava altra povertà per i cittadini. Questo è stato un errore colossale, che avrà tragiche conseguenze, a danno di chi ha incassato.

Jason Hamlin
Molti hanno il sentore di quello che sta accadendo, ma i media cercheranno di dirottare le paure su altri “binari”: gli immigrati, il terrorismo, false pandemie, le beghe politiche che creano instabilità,
possibilità di catastrofi naturali, “crisi energetica”, creazione di nuove paure, debito pubblico, ecc.
Anche il presidente e fondatore di “Gold Stock Bull”, Jason Hamlin, è convinto che la crisi del 2008 è stata leggera rispetto a quella che accadrà a breve:

prevedo che assisteremo a una crisi finanziaria o valutaria nei prossimi due anni. Sarà molto più devastante del crollo finanziario del 2008/2009, mentre il mondo perderà la fiducia nel dollaro USA e nella capacità del governo di pagare il debito. Quanto lontano il raggiungimento di questo disastro sarà e quanto tempo il mondo resterà nel caos è difficile da prevedere, ma vedo la crisi futura come un'opportunità per liberarci di un sistema vecchio, rotto e completamente corrotto. Se siamo motivati, saggi e preparati, saremo in grado di inaugurare un nuovo e migliore sistema politico ed economico. Ogni crisi è davvero un'opportunità.”[3]


Dopo il crollo del 2008, hanno tentato di raggirarci raccontandoci che “il peggio è passato”, ma non è così: non si è mai usciti da quella crisi, perché si trattava semplicemente di un’avvisaglia. Dato che si è continuato a fare le stesse cose di prima, chiedendo addirittura montagne di denaro pubblico
per risanare le banche, le cose sono peggiorate.
Non basterà più cercare di finanziare le istituzioni bancarie sull’orlo del fallimento, e nemmeno si potrà ancora sperare di coprire le malefatte dei soliti noti.

Non si tratta affatto di catastrofismo ma di un annuncio di possibilità future assai positive. Il vecchio sistema finanziario, che si reggeva da tempo sugli equilibrismi dei politici, sulla propaganda e sulla stampa di miliardi e miliardi di pezzi di carta senza valore, è destinato a crollare.
Molti saranno presi dalla rabbia, alcuni capiranno gli intrallazzi della propaganda e apriranno gli occhi, altri ancora sprofonderanno nel panico e nel pessimismo. La “cintura di sicurezza” potrà essere la conoscenza delle cose come stanno, la consapevolezza della realtà, oltre gli aspetti
superficiali.

Ci saranno anche persone che cercheranno di salvare il “salvabile” facendo credere che si tratta soltanto di contrastare gli eccessi del sistema, e non il sistema. Queste persone continueranno a mistificare la realtà come si faceva in precedenza: nascondendo la povertà, i crimini, le ingiustizie e la morte per fame prodotti dal sistema attuale.
Il problema principale, dopo i crolli del 2008, è stato che soltanto poche persone si sono rese conto che bisognava pensare ad un altro modello finanziario, perché il vecchio non è accettabile né sostenibile. Molti non hanno messo in discussione il sistema, osservando i problemi come dovuti
a fattori che non sono riconducibili alle caratteristiche del sistema stesso.

Ma è evidente che non è così: le crisi (più o meno gravi) sono così ricorrenti, e i problemi prodotti sono così grossi (povertà, disoccupazione, ingiustizie, interventi armati, inganni, saccheggi, ecc.) che non si può credere, se si ha un minimo di ragionevolezza, che il sistema attuale sia da sostenere.
La verità, ampiamente documentabile e sotto gli occhi di tutti, è che l’attuale sistema finanziario non è nato all’interno di convenzioni sociali, ma per l’interesse di forze che hanno dominato a lungo, ma che ormai non riescono più a controllare quello che hanno creato.

Essendo nato per interessi di parte, l’attuale sistema è incapace di fronteggiare e risolvere problemi sociali, economici, politici, ecc., essendo sempre rivolto alla protezione di se stesso. Una delle esigenze è quella di tenere le persone passive e impotenti, e a questo scopo sono stati utilizzati molti settori: religioni, sistema politico, ideologie, ecc. Ma oggi le persone si trovano in una situazione in cui il vecchio gruppo di potere è incapace di portare avanti le cose, e quindi si aprono scenari di libertà e autonomia mai avuti prima.

La domanda è: i cittadini sono in grado di gestire le nuove possibilità di libertà e di indipendenza?

Ovvero, sono in grado di elaborare da se stessi nuovi sistemi finanziari ed economici?

Il problema vero è legato a queste domande, e non al crollo del vecchio sistema, che prima o poi deve crollare.
Una cosa è capire razionalmente ciò che sta accadendo, un’altra è essere in grado emotivamente di acquisire un ruolo attivo e indipendente mai avuto prima.

Non è facile.

Per questo motivo, in molte occasioni abbiamo detto che la cosa più importante è diventare coscienti della realtà e di sé stessi,
portando questa consapevolezza verso una maturità emotiva, affinché si possa diventare “liberi dentro” prima che “fuori”.

D’altra parte, come si può realizzare qualcosa che prima non si è pensato o creduto possibile?
Qualcosa che non si è mai pianificato o progettato?
Persino un oggetto materiale come una sedia ha bisogno di essere pensato per essere prodotto.
Esistono già nel mondo diversi luoghi in cui si sta sperimentando una moneta del popolo, e il fenomeno è destinato ad espandersi.
Per capire bene la realtà attuale occorre ignorare quello che dicono le autorità corrotte e i media di massa, e fidarsi di se stessi, cercando di analizzare le cose col proprio cervello e intuito.

Paul Krugman: vi prego di stare attenti a ciò di cui vi sto avvisando…
Occorre, a nostro avviso, parlare di “grave crisi della fiducia”, usando le parole dell’economista Paul Krugman. Infatti, i paesi più colpiti dalla furia degli affaristi-banchieri (Argentina, Albania, Irlanda, Grecia, ecc.) sono quelli in cui i cittadini non hanno più fiducia nelle istituzioni, potendo
capire l’iniquità e la corruzione.
Occorre anche dire che i paesi in grave situazione finanziaria non sono soltanto quelli citati dai media, in quanto anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno gravi disavanzi finanziari, che sono paragonabili al deficit dell'Irlanda. Negli Stati Uniti, ormai circa sessanta milioni di persone ricevono buoni per i prodotti alimentari, non hanno lavoro, una casa, e non sanno come sopravvivere. Si tratta di una massa di cittadini inferociti, molti dei quali, soltanto pochi anni fa, avevano una situazione economica dignitosa.

Ciò nonostante, gli USA e la Gran Bretagna non sono stati colpiti ancora con ulteriore indebitamento o recessione da parte delle agenzie di rating.
Evidentemente, il gruppo di potere ha ritenuto opportuno colpire prima i paesi più “ribelli”, ovvero quelli in cui la fiducia nel sistema è scarsa o nulla.
Come hanno reagito gli spietati banchieri alla maggior consapevolezza dei cittadini di alcuni paesi? Hanno imposto (tramite il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale) altri prestiti e “ristrutturazioni”, che avrebbero dovuto aumentare il loro potere, ma è avvenuto il contrario: i
cittadini hanno capito ancora meglio le cose come stavano, e in alcuni casi hanno modificato il sistema (es: in Argentina), in altri continuano a protestare (Grecia, Albania, Irlanda, ecc.).

In poche parole, hanno fatto in modo che si abbassassero i salari e si alzasse il debito, con tutto quello che ne è derivato. Le proteste dilagano, e il gruppo di potere non potrà certo continuare ad applicare le stesse “soluzioni” del passato: in tutti i casi si troverà indebolito o sconfitto.

Jean Claude Junker:
"Che c’è, non è chiaro? Vi stiamo mettendo le mani in tasca!"
Giulio Tremonti, "Ragazzi, è l’ora di svegliarsi! Va beh, dormite, se no come continuiamo a fregarvi…?

La verità è che anche i fantocci degli affaristi-banchieri non sanno più che pesci pigliare. Il Belgio e l’Italia sono due paesi a cui è stato imposto un debito che continua ad aumentare in modo spropositato: ecco che allora il primo ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker, e Giulio Tremonti, nostro ministro delle finanze, a dicembre scorso, si sono riuniti per proporre la creazione di "E-bond", prodotti finanziari che sarebbero emessi da un'agenzia del debito europeo per volere delle autorità dei singoli paesi europei. Vorrebbero proporre questi titoli con la garanzia dall'Unione
Europea, per evitare il crollo delle economie in difficoltà, per contrastare il calo di fiducia dei cittadini, e l’impoverimento.

L’iniziativa è stata criticata soltanto dai funzionari tedeschi, ma la critica è stata rivolta all’intento di
creare un'Europa in cui alcuni paesi “aiutano” altri. In realtà, se si approfondisce, si scopre che non è tanto il voler “aiutare” chi è in difficoltà, ma il cercare di tenere in piedi un sistema ormai privo di basi. A pagare saranno sempre i cittadini.
Anche le strategie europee dette “Patto di stabilità”, sono sempre dettare dalla disperazione di chi vede sempre più debole una realtà secolare che già dall’inizio non aveva alcun senso d’esistere, ma che l’inconsapevolezza e la deresponsabilizzazione delle popolazioni hanno tenuto in piedi. Ma oggi la fiducia è a zero. La rabbia popolare è altissima, in Occidente come altrove.

Quello che si presenterà (secondo alcuni analisti a partire dalla primavera prossima o comunque nei prossimi due-tre anni), sarà uno scenario che potrà permettere alle persone di riprendere il proprio potere e di autoresponsabilizzarsi.
Qualcuno potrebbe pensare che la crisi della finanza mondiale possa essere qualcosa di negativo. Non lo è, poiché essa non era favorevole alle persone ma a servizio del sistema stesso e di pochi privilegiati.

Qualcuno potrebbe allarmarsi e chiedersi: “E adesso? Cosa accadrà? A chi dobbiamo affidarci?

Non bisogna preoccuparsi, e non bisogna cercare nel passato un modo per determinare il futuro. Si dovrà semplicemente elaborare un nuovo modo di gestire la finanza, e questo modo dovrà tenere in considerazione che il denaro non è un mezzo di potere ma soltanto una convenzione utile agli
scambi e allo sviluppo. Dunque, non ci saranno più i costi di un modello centrato sul potere di pochi, ma si punterà allo sviluppo economico, al miglioramento dei servizi pubblici e al benessere per tutti.

Le persone consapevoli della realtà dovrebbero contrastare l’ansia, la paura e la preoccupazione.
In fondo, si può anche mettere tutto sul ridere: pagliacci che si spacciavano per presidenti, guerrafondai della peggior specie che volevano esser creduti filantropi, e un sistema finanziario basato sul nulla.

Cosa c’è di serio in tutto questo? Il crollo della farsa non può che produrre vantaggi.

Quando il sistema crollerà, non ci saranno più i costi altissimi dovuti al potere degli affaristi-banchieri: gli altissimi costi per armamenti, guerre, mafia, massoneria, repressioni, politica-spettacolo, speculazioni, corruzione, servizi segreti, ecc.
Non bisogna temere il crollo, perché esso permette il cambiamento. Un cambiamento necessario e positivo per tutti.

Nota di AlexFocus: non credo che tale cambiamento sia incruento, ci genereranno rivolte e saranno sanguinose, anche se spero di sbagliarmi…



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