domenica 30 ottobre 2016


Napoli, 18/10/2016


Molto bello, un estratto didattico, basato su di un racconto di Paulo Coelho (come nel precedente post la protagonista, la voce narrante, l’anima della storia, è una nonna).



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La storia della matita.

Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera. A un certo punto, le domandò:
“Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me.”
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:
“E’ vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”

Incuriosito il bambino guardò la matita, senza trovare alcunché di speciale.
“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”
“Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.

“Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. “Dio”: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.

“Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura e usare il temperino. E’ un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.

“Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.

“Quarta qualità: ciò che è realmente importante della matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.

“Ecco la quinta qualità della matita: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.”

Paulo Coelho

Coelho si conferma una persona fuori dal coro, di qualunque cosa tratti. Ma devo dire che gli argomenti di cui lui tratta non sono cose qualunque; hanno una serie di caratteristiche che sonon comuni a pochi esperimenti sulla Terra: sono ATEMPORALI, UNIVERSALI, RIVOLUZIONARI. Forse per qusto piacciono in modo trasversale…




Napoli, 11/10/2016

Stamane ho ricevuto, via FB, il collegamento ad un film molto censurato, una delle prime scene riguardava il gioco del monopoly e le sue tre lezioni.

Monopoly

Un bambino gioca con la nonna a Monopoly ma perde tutto, sempre. La nonna consola il nipotino a volte con una caramella, un biscotto, un abbraccio, un bacio ma, spietata, gli chiede: “Hai capito la prima lezione del monopoly?”. Il bambino, scuotendo il capo, domanda quale sia e la nonna gli risponde: “Non devi mai vendere, solo comprare e non lasciare niente in mano agli altri giocatori”.

Il bambino allora trascorre tutta l’estate, giocando ogni giorno per molte ore e, quando ritorna dalla nonna, la sbaraglia. La nonna, compiaciuta, dice: “Vedo che hai imparato la prima lezione. Ed ora sai qual è la seconda?”.
Il bambino scuote la testa e la nonna domanda: “Cosa facciamo quando è finito il gioco? … Mettiamo ogni cosa a posto nella scatola perché nessun giocatore porta via con sè i pezzi. Ed anche quando noi non giochiamo più, altre persone verrrano a giocare con le stesse case, soldi, etc.”.
Il bambino comprende che sta parlando della morte, che non permette a nessuno di portar via i beni terreni.

Ma in seguito la nonna lo incalza e dice: “Poi hai capito la terza lezione del monopoly?”.
Il ragazzo, ormai non più bambino, scuote la testa, e la nonna gli dice (ricordandogli la propria gentilezza nei suoi confronti): “Quando si gioca, non è importante quanti soldi, case ed altro vinci, conta quel che di buono hai offerto agli altri, perché solo quel che doni non è mai perso”. 
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A me, è piacuta, a voi non so...

sabato 8 ottobre 2016


Napoli, 08/10/2016

Estraggo alcune frasi dall’ottimo aticolo che si può leggere integralmente sul link: http://www.fanpage.it/la-magistratura-in-italia-ordine-o-potere-considerazioni-giuridico-costituzionali-di-un-giovane-avvocato/  a cura dell’avv. Giuseppe Palma.


Quella che mi ha convinto maggiormente tra le sue valutazioni è che i megistrati NON sono eletti da nessuno quindi esercitano le loro funzioni A NOME ma NON PER CONTO del popolo (cioè è una forma di rappresentanza INDIRETTA) mentre Parlamento e Governo esercitano le loro funzioni A NOME E PER CONTO del popolo (rappresentanza DIRETTA).
Inoltre proprio per il rapporto diretto, il politico lo posso mandare “a casa” (con la sfiducia o non votandolo più) mentre il magistrato no.




Quanto della famosa separazione tra i poteri dello Stato (esecutivo, legislativo, giudiziario) operata da Montesquieu - e alla base delle moderne democrazie - è stata accolta nella nostra Costituzione ? E, soprattutto, cosa accade quando si è in presenza di una "cronica" debolezza del potere esecutivo e legislativo ?
….
A mio modesto parere, la Magistratura non può in nessun caso esercitare un potere – in senso stretto – dello Stato, infatti per poter parlare tecnicamente di potere, e quindi di imperium, è necessario che esso derivi dal popolo o, come accadeva nei secoli passati, da Dio.

<omissis>…

Per rendere maggiormente masticabile questo meccanismo, è sufficiente comprendere che nel momento in cui il Parlamento ed il Governo esercitano i propri poteri, lo fanno “in nome” E “per conto” del popolo da cui ne deriva l’investitura, quindi la Magistratura non può essere in alcun modo considerata un potere – in senso stretto – dello Stato; essa è solo un Ordine legittimato ad esercitare – “in nome” del popolo e NON anche per conto di questo – la funzione giurisdizionale nei soli spazi delineati dalla Costituzione e, soprattutto, nel fedele rispetto della legge approvata dai soli organi deputati ad adottarla, quindi dal Parlamento e dal Governo, seppur quest’ultimo nei soli casi tassativamente previsti dalla Carta costituzionale.

A dimostrazione di quanto premesso, la nostra Costituzione – della quale i giudici si dichiarano spesso i soli scudieri – parla, non a caso, di Ordine Giudiziario e non di potere. Se si legge il Titolo Quarto della Carta costituzionale è scritto a chiare lettere, nella Sezione Prima, “Ordinamento giurisdizionale”, e non Potere; e a fugare ogni dubbio ci pensa l’art. 104 Cost. : <<La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere…>>.  Fatti chiaramente salvi i principi di autonomia e indipendenza contro i quali nessuno mai si sognerebbe di scrivere neppure un rigo, osservi il lettore che la Costituzione parla – addirittura in maniera esplicita– solo di Ordine, guardandosi bene dall’usare il termine potere.

<omissis>…

E che dire della crociata classista e giacobina racchiusa nelle parole <<resistere, resistere, resistere…>>! Alla “faccia” della Costituzione e del principio della separazione dei poteri!

<omissis>…

Mai la Magistratura deve sentirsi legittimata a sostituirsi alla politica; anche di fronte a periodi di debolezza di quest’ultima, la Magistratura non deve mai indossare una veste che non sia quella che le ha ricamato su misura la Costituzione e, allo stesso tempo, mai la politica deve utilizzare la giustizia per i propri scopi. Atteggiamenti differenti hanno prodotto e continueranno a produrre gravissimi danni allo Stato di Diritto ed ai principi di libertà e democrazia.

<omissis>…

E che dire, per esempio, di alcune sentenze della Corte di Cassazione?! Nascondendosi dietro l’importantissima funzione nomofilattica, la Suprema Corte spesso stravolge sia l’intenzione del Legislatore che il senso e la portata delle leggi stesse. Tutte queste deformazioni, se vogliamo continuare a vivere in uno Stato di Diritto, devono al più presto cessare!

<omissis>…

Al momento mi è sufficiente trovare consolazione nel sapere che esiste una maggioranza di magistrati – e vi posso garantire che sono tantissimi – che svolgono onestamente il loro lavoro con professionalità, preparazione e serietà, senza alcuna mira o ambizione che non sia quella nobile e disinteressata di essere al fianco di tutti gli operatori del diritto – seppur ciascuno nel rispetto del proprio ruolo – per garantire ai cittadini l’unica cosa che conta per davvero: la Giustizia!

Avv. Giuseppe Palma

http://www.fanpage.it/

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