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sabato 29 settembre 2012



Napoli, 29/09/2012

Ho il piacere di annunciarvi l’evento seguente, un dibattito su di un tema di scottante attualità, tra due personalità “fuori dal coro”, il filosofo Vincenzo Caprioli, ideatore del concetto di iperlogica, e Mario Consoli, un pensatore che spazia dalla storia all’economia, dalla sociologia alla letteratura.
Poi vi è la presenza di una moderatrice del calibro di Giuliana Poli, una fata che scrive con leggerezza e profondità, a volte elegiaca a volte forte come l’onda del mare.
Da non perdere.

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Col patrocinio del
Comune di Pavia


CRISI ECONOMICA: LA SVOLTA (IM)POSSIBILE
Scelte che risolleverebbero il Paese ma che ci verrebbero comunque impedite


conferenza / dibattito pubblico di:
Vincenzo Caprioli, Mario Consoli




introduce e modera la giornalista e scrittrice
Giuliana Poli



  
Sabato 6 ottobre 2012
ore 17.00 - SALA DEL BROLETTO - Pavia
ingresso via Paratici
 

Evento organizzato dalle associazioni
A.P.U.R.P. (Associazione di Promozione Umana e Rinascita Politica)
T.A.B.U. (Associazione Tutela Ambiente Biologico Universale)

Raggiungibilità:

in AUTO



11. Mantieni la sinistra al bivio, segui le indicazioni per E45/A1/Roma/Bari ed entra in A1/E45, Continua a seguire la A1, Strada a pedaggio
696 km




12. Prendi l'uscita Piacenza Sud per entrare in A21/E70 verso Torino
Strada a pedaggio
40,3 km




13. Prendi l'uscita Broni-Stradella verso Broni/Stradella
Strada a pedaggio
850 m




14. Mantieni la destra al bivio, segui le indicazioni per Pavia/S. Cipriano PO ed entra in Strada Provinciale 202
Strada a pedaggio parziale
2,0 km




15. Continua su SS617
Attraversa 2 rotonde
10,8 km




16. Prendi lo svincolo SS234 per Pavia Centro/Cremona
250 m




17. Alla rotonda prendi la 3a uscita e imbocca Via Fratelli Cremona
1,8 km




18. Continua su Via San Pietro in Verzolo
400 m




19. Continua su Viale Montegrappa
600 m




20. Continua su Viale Partigiani
600 m




21. Svolta a sinistra e imbocca Viale Resistenza
400 m




22. Continua su Lungoticino Sforza
1,0 km




23. Svolta a destra e imbocca Piazzale Ponte Ticino
22 m




24. Continua su Corso Strada Nuova
260 m




25. Svolta a sinistra e imbocca Via Bernardino Gatti
28 m




26. Svolta a destra e imbocca Via Paratici
81 m













Queste sono indicazioni provenendo da SUD ma informazioni analoghe si possono ricavare, ad esempio, con utility MAP del motore di ricerca GOOGLE

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In TRENO

Come si può notare dalla seguente mappa  via Paratici dista circa 1'000 – 1'200 mt dalla stazione delle FF.SS. di Pavia (al centro a SN)






mercoledì 20 giugno 2012

Napoli, 20/06/2012

Finalmente, forse, sta risvegliandosi il sole delle regioni meridionali, ovviamente il sole della sovranità popolare. Pubblico, in un unico post, tre distinte missive che riguardano l’argomento, pregando di darne la massima diffusione al Sud (perché partecipi attivamente) ed al Centro-Nord perché sappia che è iniziata la fine del periodo di sudditanza delle regioni “meridionali” che, da ora in poi, perderanno questo appellativo dispregiativo e diminutivo per tornare ad essere definite “Duosiciliane”. La storia non va “costruita” dal vincitore militare nè rimossa né falsificata, va studiata ed assimilata nelle parti migliori e va “accettata” con l’accetta nelle sue parti più deteriori, altrimenti nessun futuro può essere costruita su essa, sarebbe come tentare di edificare un castello su sabbie mobili. Gli ultimi 151 anni di storia “pseudo-unitaria” così sono stati e sono tentativi, ovviamente, miseramente falliti.
Tocca, ora, al popolo ed ai suoi rappresentanti legittimi prendere in mano le redini del proprio destino strappandole, se necessario con la forza, dalle mani degli indegni eredi culturali delle carogne carignanesche dei Savoia e degli invasori francesi, entrambi traditori al soldo di banche della perfida Albione.
Chi ci sarà, potra avere voce, per sé e per i propri figli…
AlexFocus

PREMESSA STORICA DI LEGITTIMIZZAZIONE

Vincenzo Gulì

16 Gennaio 2010
Il Regno di Carlo di Borbone del 1734 era uno stato composto da due nazioni: quella napoletana, nella parte continentale; quella siciliana nella parte insulare. Il Congresso di Vienna sancì la nascita della nazione duosiciliana che riunì le Due Sicilie al di là e al di qua del Faro, conferendo al sovrano il significativo titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie in luogo dei precedenti: Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Palermo. I popoli così raggruppati si potevano chiamare Duosiciliani perché ormai erano maturi i tempi (dopo il tentativo iniziale di Alfonso d’Aragona nel XV sec.) della loro fusione socio-culturale. Tutto ciò che prima si imputava all’una o all’altra nazionalità andava perciò in seguito riferito all’unica Nazione delle Due Sicilie.

Nel patto che Carlo siglò al suo insediamento con la Nazione Napoletana (com’era prassi di tutti i sovrani che si erano seduti sul trono sebezio) esisteva un particolare privilegio per la città di Napoli che avrebbe assunto il governo di tutto lo stato in caso di assenza o di incapacità del legittimo sovrano, ciò impegnando se stesso e i suoi discendenti.

La prammatica carolina fu grandiosamente attuata nel 1799 quando, in assenza di Ferdinando IV convinto dagli Inglesi ad arroccarsi a Palermo, la Nazione Napoletana si trovò senza una guida di fronte all’armata dei Francesi invasori. I rappresentanti della capitale si riunirono nell’ex refettorio del convento di San Lorenzo prendendo la decisione di resistere di fronte al nemico, rendendo in tal modo possibile l’epica e sanguinosissima lotta dei Lazzari contro i Francesi a Napoli e, successivamente, dei briganti in tutta la parte continentale del regno fino alla liberazione dei Sanfedisti, partiti dalla Nazione Siciliana.

Dopo oltre due secoli la nazione Duosiciliana si trova in analoghe condizioni:
1. Assenza del Re
2. Invasione “piemontese”, all’ultimo atto con il federalismo.

Cominciamo dalla prima.
I legittimi discendenti dell’ultimo Borbone regnante, Francesco II, conoscono perfettamente la triste situazione del Mezzogiorno d’Italia ed anche coloro che da vent’anni si battono per il suo riscatto socio-politico. Nonostante ciò non hanno mai concretamente manifestato l’intenzione di esporsi per il richiamo del sangue reale nelle loro vene. Il Re quindi è assente o per lo meno non capace di rivolgersi al suo popolo in catene. La sovranità, secondo la prammatica carolina, passa dunque, dopo 211 anni, di nuovo al popolo.

Analizziamo la seconda condizione.
Il nemico alle porte non è costituito dai predatori galli del 1799 o dai piemontesi del 1861. Le armi, per fortuna, ora tacciono ma, come hanno dimostrato con i fatti i Giacobini di ieri e di oggi, la guerra continua sino al totale annichilimento del soccombente. Dall’invasione del 1860-61, i cui ultimi echi di spari svanirono dopo ben dieci anni di brigantaggio, è proseguita spietata e implacabile l’azione distruttrice dei vincitori con il saccheggio sistematico delle risorse materiali e intellettuali delle province meridionali, con l’imposizione di un’endemica emigrazione, con la cancellazione della memoria storica dei discendenti dei Duosiciliani. Dopo aver inaridito pressoché del tutto il Sud Italia, il governo di Roma sta per completare le riforme del federalismo che imporranno, per la prima volta legalmente, ai popoli italici livelli diversi di vita in proporzione alla ricchezza locale prodotta.
I danni saranno certamente più gravi e irreversibili di quelli arrecati dalle baionette francesi nel 1799 o da quelle piemontesi del 1861! Perdurando la connivenza dei rappresentanti istituzionali meridionali con i nostri padroni del nord, non è possibile aspettarsi da loro alcuna tutela.

E’ il momento, per i fieri discendenti dei duosiciliani, di bruciare le tappe costituendo a Napoli un Parlamento con la partecipazione di tutti quei meridionali che avvertono il fatale momento storico che stiamo vivendo. Esso costituirà uno sprone per tutte le istituzioni italiane e internazionali a cui incessantemente il Parlamento si rivolgerà per pretendere ascolto e provvedimenti nuovi per il Sud. Costantemente tutti saranno aggiornati sulle proposte fatte e le risposte ottenute in modo che questo consesso duosiciliano sia un osservatorio perenne, determinato, competente ed orientativo su quanti ci governano.
Che il Signore della storia, attraverso le anime sante dei nostri re cattolici, ci ispiri e ci protegga!
  
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Al rappresentante in indirizzo  della provincia di NAPOLI
 
Stemma del Parlamento delle Due Sicilie

Caro compatriota,
        la crisi che si sta abbattendo sul Sud Italia è forse la più terribile che ci colpisce da 151 anni perché infierisce su un tessuto sociale economico-culturale assai fragile che rischia di affossare definitivamente la nostra amata terra che per 731 anni era stata una nazione libera, prosperosa e felice.
Non è più tempo di indugiare in sofismi o individualismi, è invece il momento propizio per mettere insieme le forze sudiste che hanno dimostrato in questi anni di tenere sinceramente e disinteressatamente all’avvenire del cosiddetto Mezzogiorno d’Italia.

Varie volte abbiamo assistito a tentativi simili che sono puntualmente naufragati. Da queste esperienze è venuta la necessità di superare le ragioni di tali fallimenti costituendo un organismo super partes che rispetti le singole autonomie e caratteristiche e sia aperto democraticamente al dialogo serrato e consapevole per addivenire a  risoluzioni che aiutino realmente il Sud. Il progetto di un nostro Parlamento non è certamente nuovo ma è assolutamente nuovo il fermo proposito di partire anche qui dall’analisi degli scarsi risultati precedenti per andare vittoriosamente avanti. Non più cariche onorifiche per blandire, non più proclami fini a se stessi, non più coalizioni elettoralistiche per far riemergere politici trombati.  Organizziamo allora tutti assieme un'assise  duosiciliana dove si discuta e ci si impegni personalmente per operare, a partire dalla provincia storica di provenienza.

Ti invito allora ufficialmente il 30 giugno prossimo nell’ultima capitale di Napoli, in piazza Mercato,  alle ore 10:00, nell’antica Chiesa di S. Croce al Mercato (detta pure al Purgatorio) per partecipare alla riunione del legittimo Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud ® (debitamente registrato) e programmare il nostro futuro.

 In questo storico edificio, ricostruito nel XVIII sec., si ricorda la decapitazione di Corradino di Svevia e la rivolta di Masaniello; esso da allora domina la piazza in cui avvenivano le esecuzioni dei rei di stato e dei delinquenti comuni. Essa è stata recentemente riattata e non accoglie più cerimonie religiose. Tra le sue mura, che trasudano storia, getteremo le basi per il riscatto del Sud ( sia come singoli sia come gruppi costituiti) puntando su quanto ci può unire e disdegnando quanto può dividerci come le idee politiche, le concezioni storiche, le confessioni religiose. Il richiamo alle Due Sicilie è soltanto il riferimento a uno stato che primeggiava nel mondo alla metà dell’Ottocento e che vogliamo prendere ad esempio di grandezza dimenticata per risolvere, mutatis mutandis e servatis servandis, gli enormi problemi del Sud attuale.

Basta adesso con le parole e facciamo insieme i fatti a partire da sabato 30 giugno per diventare , con un crescendo di interventi coraggiosi e incisivi, il punto di riferimento dei mali degli odierni meridionali e guidarli finalmente all’inversione del trend negativo che da 151 anni li attanaglia. Non escluderti scetticamente a priori ma intervieni volenterosamente e criticamente. Chi mi conosce, sa bene come io differenzi le parole dai fatti, distinguendomi da quelli che li confondono e che hanno impedito al Sud di sprigionare tutta la sua potenza reattiva in questi ultimi decenni.

Napoli, 16 giugno 2012

Prof. Vincenzo Gulì
cell. 3394436890

P.S. E’ opportuno un sollecito segno di consenso per preparare l’attestato di partecipazione

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Conclusione

'O PARLAMENTO NUOSTO
Come annunciato, si è insediato ieri 16 gennaio 2010 il Parlamento delle Due Sicilie nell’antica capitale borbonica. L’antisala dei baroni del Maschio Angioino era gremita dai rappresentanti di tutte le province del regno cancellato dai piemontesi nel 1860. La seduta è iniziata in nome dell’Altissimo con l’invocazione alla Trinità e la benedizione dei presenti da parte del cappellano del Movimento Neoborbonico don Giuliano Lilli da Isernia, come da prassi delle riunioni fatte avanti ai cattolicissimi sovrani delle Due Sicilie.

Spiccava al centro del tavolo di presidenza la poltrona centrale vuota, coperta dalla bandiera gigliata, che era destinata al Re. Ma quando il re era assente , come ha spiegato il coordinatore parlamentare,  Vincenzo Gulì la sovranità passava giuridicamente al Popolo.

Infatti, in base a una Prammatica di Carlo VII del 1734, se il re non può, per ragioni soggettive o oggettive, guidare la nazione, è legittimato il Popolo con i suoi rappresentanti a sostituirlo nelle situazioni critiche

Quale situazione più critica del Sud attuale, indicato dagli osservatori socio-economici come la zona più arretrata dell’Italia e destinato a subire i terribili effetti letali del federalismo voluto dal nord.?  E’ il momento allora di rappresentare degnamente la nazione duosiciliana, costituendo varie commissioni dicasteriali per vigilare l’intero orizzonte del Mezzogiorno che lavoreranno nei vari ambiti di competenza per denunciare i problemi immanenti e contingenti alle istituzioni da 150 asservite agli interessi dei colonizzatori settentrionali ed orientarle in tutti i modi affinché cambi finalmente qualcosa al d sotto del Tronto e del Garigliano. Il Parlamento ha un presidente, Giuseppe Genovese, e vari vicepresidenti:  Vincenzo Gulì ( Vicario generale), Gennaro De Crescenzo, Salvatore Lanza, Alessandro Romano

La prima seduta è stata presieduta dal membro anziano Felice Abbondante e ha visto succedersi tra gli oratori i delegati delle antiche province duo siciliane. Per quelle al di qua del faro: Napoli (con i suoi sedili), Terra di Lavoro, Molise, Abruzzo Citra, Abruzzo Ultra, Principato Citra, Principato Ultra, Capitanata, Terra di Bari, Terra d’Otranto, Basilicata, Calabria Citra, Calabria Ultra. Per quelle al di là del Faro: Palermo, Val Demone, Val di Noto, Val di Mazara. Le riunioni parlamentare saranno itineranti e la prossima con tutta probabilità sarà convocata in Sicilia in coincidenza dei 150 anni del nefasto sbarco di Marsala. 

Ogni membro ha scelto la commissione più confacente in modo che i lavori possano immediatamente incominciare su convocazione, anche telematica del coordinatore nazionale. Ogni commissione sarà presieduta da un responsabile come da prossima comunicazione. Dopo aver ricevuto le nomine dal Comitato Promotore i rappresentanti, che si fregeranno del titolo spagnolesco di “DON”, hanno pronunciato il giuramento previsto dalla Costituzione di Ferdinando II del 2 febbraio 1848 (prima carta costituzionale italiana) che recita riferendosi alla tutela della Patria:

Nel nome temuto dell’Onnipotente Santissimo Iddio Uno e Trino, cui solo è dato di leggere nel profondo de’ cuori, e che noi altamente invochiamo a Giudice delle Nostre intenzioni, e della franca lealtà, onde siamo deliberati di entrare in queste novelle vie di ordine politico”, giuriamo.

Il momento conclusivo dell’assemblea è avvenuto nei giardini antistanti Castel Nuovo, dove ad uno ad uno, i delegati delle province hanno versato, su un unico simbolico spazio, terra e acqua delle loro zone in maniera che da questa mescolanza rinasca la sinergia di tutto il Sud e germogli nella capitale sebezia un futuro finalmente nuovo e migliore per tutti i discendenti dei duosiciliani.
venerdì 2 settembre 2011
Napoli, 02/09/2011

Vi sono un paio di voci, una per così dire “di regime” e l’altra “dissidente”, che convergono su di un argomento di stringente attualità: la crisi economica “strisciante” in Italia, Portogallo e Spagna mentre si è già palesata ed ha colpito duramente Irlanda e Grecia, senza parlare dei paesi dell’Africa settentrionale i quali (qualcuno possedendo petrolio, altri riserve aurifere altri entrambe) sono dei “bocconi” irresistibili per gli “squali” internazionali, quei finanzieri apolidi dei fondi di investimento speculativo (capitali senza volto e senza regole che frenino i suoi appetiti), aspettano solo che i paesi come l’Italia vacillino sotto i colpi di una rivolta “popolare” pilotata per potersi appropriare delle risorse di quella nazione.
Insomma, né più né meno che dei rapinatori di diligenze… ma in doppio petto grigio, eh?!  E pure con lo yacht megagalattico e la mantenuta strafiga, con il jet privato, le utomobili di lusso, le case in tutto il mondo, tutta una vita firmata…

Il più recente articolo l’ho trovato su EffeDiEffe, sezione Economia, Il grande inganno dell’Euro sta distruggendo il nostro futuro, a firma di Stefano GUBBIOTTI, in cui si confutano i vari luoghi comuni sulla moneta unica che ci sono stati inculcati dalla stampa prona ai piedi dei bancheri (euro che salva le classi deboli, riduce l’inflazione REALE, abbassa il costo di beni e servizi di prima necessità, inibisce la formazione delle bolle speculative,… devo continuare?).

Vi sono affermazioni come “In realtà, unire sotto un unico ombrello monetario Paesi con una diversa struttura economica, impedisce ai più deboli, in caso di crisi, di svalutare per salvare il tessuto produttivo e quindi, di garantire la propria sopravvivenza” e poi prosegue dichiarando che “sono saliti i prezzi di beni e servizi che pesano di più sul bilancio della povera gente

oppure

ciò che fa risparmiare un debitore, non sono i bassi tassi d’interesse nominali, ma quelli reali, al netto dell’inflazione. L’adesione all’Euro ha determinato una discesa dei tassi nominali e dell’inflazione, con benefici trascurabili per i debitori

per poi dire che non conviene l’euro in quanto

La nostra industria, costituita principalmente da imprese di contenute dimensioni, a media tecnologia, anche se per magia venissero risolti i problemi di ritardo infrastrutturale e di eccessivo assorbimento di risorse da parte del settore pubblico, avrebbe comunque bisogno di ricorrere a svalutazioni nei confronti della Germania, che ha una struttura incentrata sull’alta tecnologia”.

Gubbiotti delinea due possibili soluzione la prima delle quali (convincere la Germania a fare una politica economica più favorevole ai paesi PIGS) è improbabile “per le notevoli differenze culturali e di struttura economica che esistono fra i Paesi europei
La seconda invece è “rimettere, prima possibile, a posto i conti pubblici e successivamente programmare un’uscita dall’Euro

Eu-rotto, debito pubblico e $ignoraggio tutto sulle nostre spalle



 Quindi, verso la fine Gubbiotti afferma che “la costruzione monetaria europea è frutto di una mentalità illiberale e antidemocratica come, del resto, è illiberale il processo di globalizzazione in corso. Ambedue i fenomeni sono guidati da un’unica regia: un ristrettissimo gruppo di potere, una elite finanziaria ed economica. Le decisioni sulle linea guida fondamentali sono state prese nell’ambito di consessi ristrettissimi e i popoli sono chiamati solamente a ratificare atti conseguenti ad un impianto normativo deciso da pochi“ [NON eletti da noi, n.d.A.].

 

Italia spolpata come una mela
Viene pertanto a mancare un principio fondamentale a cui si ispira la democrazia: il principio di responsabilità degli amministratori della cosa pubblica, eletti dai popoli. I nostri ministri sono oramai diventati meri esecutori di leggi e regole dettate dall’Europa e dalla globalizzazione … imposta da un manipoli di Illuminaticon gravi rischi per il nostro benessere e i fondamentali diritti di libertà e di democrazia  [si potrebbe efficacemente dire, cioè che non possiamo contare “sui politici che sono i camerieri dei banchieri e sui giornalisti che, come a corte, sono i giullari dei signori”, n.d.A.].





Felix Zulauf
L’articolo meno recente ma più spiazzante è quello che si trova sul “Panorama” numero 30 del 20 luglio scorso, col titolo “Chi vuole spolpare l’Italia” di Guido FONTANELLI il quale cita le affermazioni di alcuni addetti ai lavori come Felix ZULAUF, fondatore e proprietario dell’hedge fund (insomma uno speculatore) ZAM con un patrimonio di 1,7 miliardi di dollari il quale avverte che “la Spagna .. sembrerebbe il prossimo obiettivo invece lui crede che il prossimo paese asaltare sarà l’Italia



Emma bonino, la portavoce dei mondialisti-liberisti-giacobini-affammatori-denatalisti-antifamilisti-sionisti-filoamericani-anticristiani, (sembra dica “vi rivolto come una pizza quando voglio”)
 
Poi, attraverso il portavoce degli raiser americani, Emma BONINO, il “pirata” George SOROS, ci fa sapere che “siamo sull’orlo di un collasso economico che comincia magari in Grecia ma può rapidamente contagiare il resto del paese” ed “un paese dovrà uscire dall’area euro”.


George Soros, la quintessenza del Male

Ricordiamo che Soros è il gestore del Quantum Fund (che dispone di un “maglio” di quasi 18 miliardi di dollari), che nel 1992 fece perdere (in un solo giorno !!!) 30'000 miliardi di lire all’Italia, nell’inutile braccio di ferro che l’allora Governatore di Bankitalia, il “grand commis” Carlo Azeglio CIAMPI, ingaggio con gli speculatori internazionali senza volto. 





Carlo Azeglio Ciampi, ce lo siamo preso e mo’ ce lo dobbiamo tenere… lo volevano infilzare ma lui è svelto come il maestro jedi Yoda (gli somiglia pure un po’ ma è più cattivo…)


Mortadellone contento
Poi ci sono varie altre voci, più o meno “globali”, capitaliste, antisociali ma la botta finale la dà ancora Zulauf che fa un’affermazione definitiva: “I politici non hanno capito che mostro hanno creato con l’euro, la sola soluzione è abbandonare la moneta unica e ridurre la spesa pubblica”...



Vi ricordate il faccione sorridente di Romano PRODI quando l’Italia entrò nell’euroclub? Sì!!!, stappava lo champagne e brindava con tutti (i suoi sodali, ovviamente)




Prodi ci rassicura sulla tenuta dell'EuroZona… forse
Ora interrogato sulla situazione che si prospetta per l'Italia ha risposto eloquentemente: l’euro è nostro e guai a chi lo tocca! Piuttosto mi taglio un dito… oppure ho capito male?




Ah, poveri noi...
AlexFocus

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