martedì 6 novembre 2012
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Napoli, 06/11/2012
                                                       
Ricevo informazione da un valoroso patriota napolitano, il ten. Giuseppe Di Bello (uff. di polizia giudiziaria), che ha pagato un alto prezzo a causa delle ritorsioni criminali compiute dalle stesse istituzioni che egli ha servito fedelmente sia durante il suo lavoro sia nel tempo libero. 
 
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-->Nell’esercizio delle sue funzioni, egli aveva scoperto dei depositi abusivi di scorie tossiche, sotterrate in terriori agricoli, ma le pressioni “economiche” avevano fatto sì prima che i suoi superiori gli impedissero ulteriori indagini, poi lo avevano fatto sospendere dal servizio per falso ideologico, procurato allarme ed altre "amenità" del genere (questo ricorda qualcosa della vicenda terremoto dell’Aquila con il vulcanologo Giuliani, ricordate?).
-->Non soddisfato delle indagini che egli aveva iniziato, Di Bello ha scoperto tutte le magagnee che alcuni corrotti funzionari amministrativi, ovviamente prezzolati dagli interessi economici, volevano “sotterrare” (letteralmente), con un leggero strato di terra (infatti erano stati depositati su precedenti strati di amianto fosforato, degli enormi depositi di rifiuti avvolti in fogli di PVC, poi questa schifezza su schifezza era stata coperta con un leggero strato di terreno prelevato altrove e, su tale terreno, erano stati poi piantati degli alberelli per dare una parvenza di naturalezza alla mostruosità, però le radici delle piante hanno perforato il PVC ed i liquami hanno contaminato ulteriormente i terreni… guaio su guaio, la pezza è peggio dello strappo).   
Di Bello ha continuato a proprie spese le analisi chimiche dei terreni circostanti l’impianto della Fenice e dell’acqua potabile di pozzi limitrofi, letteralmente impregnati da composti altamenti inquinanti (contenenti diossine, fenoli, alcheni e fluoruro, mercurio, nichel, sostanze clorurate e alogenate) che hanno provocato l’inquinamento, oltre che dei terreni agricoli, persino delle falde acquifere che servono per ampie zone della Lucania e della Puglia.


I territori del Melfese sono stati oggetto, almeno negli ultimi dieci anni (ma, probabilmente, anche da periodi più remoti) di smaltimento abusivo di rifiuti industriali, sanitari, nucleari, di solventi organici clorurati e di composti alogenati tanto da superare di parechie volte il limiti di legge per dichiarare la Fenice SITO INQUINATO.
La vicenda kafkiana ha visto l’ex direttore dell’ARPAB, Vincenzo Sigillito (attualmente agli arresti domiciliari) tenere colpevolmente i dati sulla situazione nascosti in cassaforte per lunghi anni. Eppure, una volta appurata la verità non è cambiato quasi niente: la Fenice continua ad operare ed a a smaltire irregolarmente i fanghi di combustione nel territorio agricolo, inquinando persino il latte delle mucche che su quei terreni pascolano.  
E il registro sanitario ha visto impennarsi il numero di neoplasie (cioè tumori) nel melfese del 400%... non ci sono parole!!

Pertanto è stato indetto il giorno 16 Novembre 2012 tre le ore 09:30 e le 13:30 un SIT-IN di PROTESTA a POTENZA, sotto il PALAZZO di GIUSTIZIA in via Nazario Sauro.
E mo’ basta, riprendiamo la nostra sovranità popolare!     

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